Il lavoro lo paga la Regione, ma nessuno la vuole assumere

BUSACHI. Potrebbe lavorare senza costi a carico di chi l’assumerebbe, che neppure dovrebbe pagare lo stipendio, dato che ci penserebbe la Regione, ma non trovare un’azienda disponibile a prenderla. È...

BUSACHI. Potrebbe lavorare senza costi a carico di chi l’assumerebbe, che neppure dovrebbe pagare lo stipendio, dato che ci penserebbe la Regione, ma non trovare un’azienda disponibile a prenderla. È una vicenda che definire paradossale è poco. Avrebbe persino dell’incredibile se a raccontarla non fosse proprio la persona che, invano, da settimane sta cercando un imprenditore che per farla lavorare 32 ore alla settimana non dovrebbe fare altro che assumerla.

La protagonista è Regina Selis, 54 anni, tre figli piccoli da mantenere, ma senza un lavoro. Ad essere cinici, la sua appare una storia come tante, di una donna che ha scelto di vivere autonomamente dal compagno e che ora ha difficoltà serie a trovare un’occupazione che le consenta di vivere decorosamente. Così si è trovata spesso a doversi arrangiare, con lavori precari o l’assistenza del Comune.

«Qualsiasi cosa pur di tirare avanti», inizia così il racconto di una vicenda che lascia a bocca aperta, conferma di quanto spesso i progetti con finanziamento pubblico per garantire una vita dignitosa alle persone non si riescano ad attuare. «Qualche settimana fa l’assistente sociale del Comune mi ha fatto sapere che la Regione aveva approvato un progetto che mi avrebbe permesso di lavorare per un anno, l’importante era trovare un’impresa, con già almeno un dipendente, disposta ad assumermi – spiega –. Mi sono messa subito a cercare, ma tutti, mi hanno risposto negativamente». L’opportunità è quella data da Bando Lav Ora, finanziato con quasi otto milioni, destinato all’inclusione sociale delle fasce più deboli e disagiate.

Fuori dal linguaggio burocratico, è un contributo importante per dare un minimo di dignità a persone che non hanno di che vivere. Dignità attraverso il lavoro, appunto, con una retribuzione di 600 euro al mese. Cifra modesta infondo «Che mi risolverebbe tanti problemi – aggiunge Regina Selis –. A Fine mese scade il termine per la presentazione della domanda, ma ad oggi non ho trovato un datore di lavoro disponibile. Eppure svolgerei qualsiasi mansione, perché ho bisogno di questa opportunità e il lavoro non si rifiuta mai, soprattutto con tre bambini a cui pensare».

Ora non si scoraggia, ma dice: «Forse sono io che non sono stata capace di cercare bene l’impresa a cui proporre la mia assunzione. Forse, dato che vivo in un paese piccolo, non ho grandi contatti. Ma quei 600 euro al mese, per me e i miei bambini, sono necessari».

Michela Cuccu

WsStaticBoxes WsStaticBoxes