Cuccioli gettati nel fiume a Bosa, cresce l’indignazione

Dura condanna del gesto compiuto da alcuni ragazzi due giorni fa. La polizia locale indaga mentre il Comune prepara misure anti randagismo

BOSA. Indignazione, rabbia e un fiume di interrogativi. L’episodio che ha visto protagonisti alcuni adolescenti, che hanno lanciato in acqua dal ponte pedonale sul Temo diversi cuccioli di cane, non è passato inosservato e ha creato parecchie reazioni sdegnate nella società bosana. La città attraversa sicuramente un fortissimo momento di smarrimento economico, con innegabili preoccupazioni di tante famiglie e ripercussioni sulla condizione sociale di varie fasce della società. Ma nella stessa città non trovano giustificazione fatti di questo genere. Lo si capisce dagli innumerevoli commenti di queste ore, che dipingono l’espisodio come un gesto che nulla ha a che fare con l’educazione al rispetto.

La vicenda prende avvio nel pomeriggio di mercoledì, denuncia la consigliera comunale Piera Addis, che si batte da mesi per la nascita in città delle colonie feline e per trovare una risposta al problema del randagismo. Le parole sono affidate alla sua pagina Facebook. Dove l’attuale capogruppo di maggioranza così parla: «È un episodio gravissimo, che ha avuto come protagonisti un gruppo di ragazzini, tra i quali anche qualche ragazzina, poco più che dodicenni. Sorpresi a scaraventare alcuni cuccioli di cane nelle acque del fiume Temo dal ponte pedonale. Tutto ciò davanti agli occhi inorriditi di una signora che cercava di inseguirli e bloccare quel gesto tanto cruento e si affannava a cercare aiuto, sentendosi dare come risposta un “a te che te ne frega”, senza alcun rispetto», racconta Piera Addis. Che si chiede: «Dov’erano i genitori di questi bimbi? Sono questi i giovani che crescono nella nostra società? Gli adulti di domani?» E commenta: «D’ora in avanti sarà dovere di tutti sorvegliare perché episodi come questi non si ripetano e spero che le famiglie diano maggior attenzione al modo in cui i propri figli trascorrono il tempo libero».

Non è difficile intuire intanto la sorte di alcuni dei cuccioli gettati nel fiume. Solo uno è stato salvato da un gruppo di adolescenti che passavano da quelle parti. Segno che sul fronte sensibilità c’è chi evidentemente, anche tra i più giovani, ha la testa sulle spalle.

«Io credo che, una volta individuati i nomi di questi ragazzini – della questione si sta occupando la polizia locale – si debba comunicare l’episodio agli organi comunali competenti e ai genitori», afferma ancora Piera Addis che, sul fronte della lotta al randagismo, annuncia importanti novità: «Da qualche mese è sorto un comitato che si chiama Sperazampetta e che presto si costituirà in associazione. Abbiamo iniziato coinvolgendo una decina di volontari che seguono le diciannove colonie feline in varie zone di Bosa, con oltre duecento gatti monitorati e curati. Intanto l’amministrazione civica ha chiuso un accordo con il servizio veterinario della Asl che garantirà la sterilizzazione delle femmine». Il progetto presto aprirà anche le porte ad altri interventi, mirati invece a dare risposte al mai risolto problema del randagismo dei cani, con soluzioni che potrebbero venire incontro, con l’aiuto di tutti, anche alle casse del comune che per il ricovero delle decine di amici a quattro zampe in una struttura del Marghine spende sessantamila euro all’anno. Una cifra che si può risparmiare.

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