Capu d’Aspu, il Comune è deciso: nel processo sarà parte civile
La giunta municipale ha stabilito di essere presente con un atto formale nel procedimento I lavori sono costati oltre 15 milioni di euro. Per le presunte irregolarità gli indagati sono otto
BOSA. La giunta municipale ha deciso che il Comune si costituirà parte civile nell’ambito della vicenda che riguarda le batimetriche dopo lo scavo del fondale a Capu d’Aspu, alla foce del Temo. La notizia è trapelata nelle scorse ore, anche se il sindaco Luigi Mastino ancora non rilascia alcuna dichiarazione. «A parlare saranno gli atti ufficiali» aveva detto qualche giorno fa il primo cittadino di Bosa.
Ma la decisione a quanto pare è stata presa nelle scorse ore, e “l’atto ufficiale” per la costituzione di parte civile, cioè il via libera attraverso una formale delibera di giunta, dovrebbe essere pubblicato a breve all’albo pretorio del Comune.
Decisione, quella di incaricare un legale che tuteli l’ente locale in questa complessa vicenda, di impronta puramente tecnica, quasi un atto dovuto. Cioè presa in forma di autotutela rispetto ai risvolti giudiziari dopo la realizzazione del progetto che ha visto impegnati ingenti fondi pubblici. Circa quindici milioni di euro, serviti in buona parte per la costruzione con grandi massi di pietra della diga foranea di sopraflutto, che oggi ripara l’imboccatura del corso d’acqua dalle mareggiate permettendo al fiume in piena di defluire in un bacino di calma artificiale anche in condizioni meteomarine avverse, l’obiettivo. Come per la rimozione, una volta completato il manufatto lungo cinquecento metri, dello sperone roccioso di Capu d’Aspu. In questo caso con l’intento di allargare la foce e aumentare l’altezza del fondale, prevista in quattro metri dopo lo scavo, per permettere un maggiore deflusso delle acque fluviali.
Sulle batimetriche però, cioè sull’altezza del fondale a Cabu d’Aspu, erano arrivate alla locale Guardia costiera diverse preoccupate segnalazioni. L’Ufficio circondariale marittimo di Bosa aveva quindi emanato una ordinanza in cui, per motivi di sicurezza e in attesa di nuova cartografia nautica, interdiceva l’area alla navigazione.
Dalle rilevazioni eseguite dai sub della Marina sarebbe quindi risultata in diversi punti un’altezza minore rispetto a quella prevista dal capitolato. Parte quindi l’indagine, chiusa a novembre dello scorso anno con la richiesta di rinvio a giudizio, dopo mesi di verifiche seguite da Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia costiera, all’indirizzo di otto indagati, su cui dovrà fare le sue valutazioni il giudice nella prossima udienza preliminare.
Appuntamento dove probabilmente si presenterà anche il legale nominato dal Comune, ente che ha gestito la parte amministrativa relativa ai lavori realizzati alla foce del Temo, per formalizzare la costituzione di parte civile.
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