Caos a Mandriola: la strada è chiusa ma solo sulla carta

Il lungomare per Putzu Idu è in teoria inaccessibile alle auto Ma ogni domenica è pieno di vetture, con rischi per i pedoni

SAN VERO MILIS. Il tempo passa, l’estate avanza ma sul lungomare tra Putzu Idu e Madriola regna ancora l’anarchia. La strada è chiusa al traffico dai tempi di Flavia Adelia Murru ma il divieto viene sistematicamente scavalcato da centinaia di automobilisti che varcano con nonchalance l’accesso al lungomare. Non tutti entrano per raggiungere Mandriola saltando la deviazione per Sa Rocca Tunda, molti infrangono il divieto per parcheggiare l’auto che rimane in sosta per ore. Tutto questo in una strada in cui le auto non dovrebbero nemmeno passare. A condire una situazione sempre più complicata c’è anche la presenza dei cantieri aperti per la costruzione dei nuovi chioschi che rendono la circolazione illegale ancora più pericolosa. L’ultimo episodio è di domenica sera, quando sul lungomare giocava a pallone un gruppo di ragazzi. Un passatempo continuamente interrotto dal via vai delle automobili che precorrevano una strada ufficialmente intransitabile. Tutto è rimasto tranquillo fino a quando i ragazzi non hanno deciso di bloccare il traffico per ricordare agli automobilisti chi fossero i veri intrusi. Risultato: urla e imprecazioni che hanno fatto da sfondo a una domenica di ordinaria follia su un lungomare che non riesce a scrollarsi di dosso l’incertezza e l’improvvisazione. Per la cronaca, alcuni automobilisti bloccati dal “calcetto” dei ragazzi avrebbero ingranato la retromarcia per imboccare lo stradello sterrato sequestrato dalla magistratura peggiorando ulteriormente una situazione già precaria. «Conosciamo questo problema», conferma il sindaco, Luigi Tedeschi, «ma purtroppo la polizia municipale non ha l’organico per poterlo risolvere entro breve tempo». L’assunzione di vigili ausiliari annunciata dal sindaco qualche tempo fa è stata smentita da un decreto statale che blocca questo tipo di nomine: «è stato emanato a fine giugno sulla scia dell’incertezza che accompagna l’abolizione di alcune province. L’unica alternativa è stata l’individuazione di alcune aree di sosta a pagamento e la conseguente assegnazione a chi avrà i requisiti per gestirle». Nel frattempo, sarà anarchia.

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