La Nuova Sardegna

Oristano

Turismo anno zero, il mare non basta

di Enrico Carta
Turismo anno zero, il mare non basta

Carenza di posti letto, località balneari svuotate, servizi pubblici e privati sempre meno numerosi ed efficienti

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ORISTANO. Turismo, anno zero. Ma se si stesse facendo riferimento ai gradi della temperatura si potrebbe dire che siamo vicini alla glaciazione. Mentre tutti gli indicatori – quali? – dicono che in Sardegna c’è un incremento di vacanzieri, chi volge lo sguardo verso la costa centro occidentale dell’isola e ne frequenta spiagge e località rischia di esser colpito da fulminea depressione. Il giornalista e scrittore Beppe Severgnini si chiedeva in un articolo di una decina di anni fa cosa potesse spingere un turista, magari giovane, a scegliere questo angolo di Sardegna e, guardandosi intorno, continuano a chiederselo in tanti.

Certo, c’è il mare bellissimo; ci sono territori incontaminati che vanno assolutamente preservati, ma tutto sembra incredibilmente rimasto fermo a parecchi anni fa, con la differenza che vien difficile pensare che il viaggiatore si accontenti dello stesso tipo di vacanza di allora. Così il tanto decantato aumento delle presenze, vien difficile da notare facendo una passeggiata nelle ore notturne nel lungomare di una qualsiasi località marina. Il deserto è ovunque e il buio – l’illuminazione pubblica è solo un’utopia in tantissime borgate, meglio portarsi una pila – vince. Pochissimi clienti – i turisti sono ancor meno – seduti ai tavolini di chioschi, bar, ristoranti e pizzerie tanto che si trova facilmente una sedia libera subito anche di sabato sera. Fogne spesso inesistenti, strade mai asfaltate e regno perenne della polvere. Improvvisate aree con parcheggio a pagamento salatissimo a due passi dal mare e nel bel mezzo di campi di grano, senza però che ci sia la possibilità di una toilette pubblica o di avere una doccia a disposizione per quando arriva il momento di riprendere l’asciugamano e salire in auto per il rientro.

È il desolante quadro di una situazione in cui i servizi sono rimasti praticamente gli stessi degli anni Novanta. Del resto a contare i posti letto in strutture alberghiere sulla costa oristanese, forse si rischia addirittura il saldo negativo rispetto al secolo scorso. Sono 150 questi chilometri, ma se si esclude la Planargia, le strutture alberghiere sul mare, da Cuglieri sino a Marceddì, sono appena una decina. Di poche centinaia si superano i mille posti letto, ma bisogna considerare che la maggior parte di questi si trovano all’Ala Birdi di Arborea che ne conta oltre novecento.

Il resto è un deserto di strutture, con piccole attività che chiudono perché l’assenza di turisti diventa asfissiante e i proprietari di case che, ancora oggi, preferiscono affittare in nero e chiedere cifre esorbitanti, 900 euro a settimana anche a costo di lasciare il proprio villino vuoto. Di residence neanche l’ombra, le discoteche della zona di Cuglieri sparite dopo gli anni d’oro, locali con musica sulla spiaggia praticamente estinti – ne restano pochissimi rispetto al passato – e a tutto questo si aggiunge spesso l’improvvisazione o la scarsa capacità di programmazione che, probabilmente è anche figlia del calcolo del rischio sempre molto alto quando si svolge un’attività imprenditoriale. Così non è improbabile sentirsi rispondere in una pizzeria di qualche località marina che il forno non sarà acceso prima delle otto di sera – «rivolgersi altrove o ripassare dopo le otto e mezza, prego» – o in agriturismo che di sabato sera o il giorno di Ferragosto (Ferragosto!) non sarà servito il pasto.

Così, mentre la linea del mare avanza, come canta Jovanotti, i servizi continuano ad arretrare, tanto ci sono sempre i dati positivi a far sorridere. Forse.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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