La Nuova Sardegna

Oristano

Coste bellissime e risorse mai utilizzate

di Claudio Zocch
Coste bellissime e risorse mai utilizzate

La marina di San Vero Milis e lo sviluppo mancato tra problemi legati alle infrastrutture, alla viabilità, ai parcheggi

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ORISTANO. A giudicare dal traffico in arrivo ogni giorno, la costa di San Vero Milis sembrerebbe una destinazione turistica di prima fascia. Oltre che un paradiso ambientale. Le apparenze, però, ingannano. La costa è uno spettacolo e Madre Natura non si è risparmiata quando si è trattato di dare forma a Capo Mannu. L’uomo, invece, ha agito con parsimonia nelle opere e nelle idee. L’urbanistica dei villaggi (Putzu Idu, Mandriola, Sa Rocca Tunda, S’Anea Scoada e Su Pallosu) è un incubo di vecchia data e gli interventi recenti, nonostante fosse piuttosto complicato, sono riusciti a peggiorare le cose.

Il risultato è un clamoroso spreco di opportunità e potenzialità. Un pugno in faccia alla fortuna e uno sgarbo alla natura.

Il turismo. Un parolone, soprattutto da queste parti. Quello che sfiora le borgate marine di San Vero Milis è il classico esempio di mordi e fuggi. In spiaggia arrivano in migliaia, ogni giorno. Quando il sole cala e la notte avvolge Capo Mannu, però, il caos del mattino si trasforma in un silenzio irreale per una località che vorrebbe trasformarsi in una destinazione, meglio se turistica. Gli unici che si fanno vedere in giro, nei locali che hanno scampato il repulisti amministrativo degli ultimi anni, sono i villeggianti che affittano le seconde case. Una delle poche forme di turismo realmente diffuse nel lembo più a nord della penisola del Sinis.

Le infrastrutture. Gli alberghi sono pochi: due e neanche tanto capienti. La ricettività è sostenuta dagli agriturismo e dalle case in affitto. Un biglietto da visita insufficiente quando il tema del discorso è la ricettività e l’organizzazione. Stessa storia per le altre attività. Quello che era l’unico lungomare attrezzato di tutta la provincia adesso è l’ombra di se stesso. L’approvazione del Pul e l’idea di rinaturalizzare la strada hanno gettato nel panico turisti e imprenditori. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: due anni di serrata quasi totale e fuggi fuggi generale. Dove prima si affittavano i gommoni, adesso ci sono i chioschi in costruzione. La discoteca è un ricordo, ora si balla solo in un locale. Manca anche l’abc: le docce non esistono e l’illuminazione pubblica è insufficiente.

La viabilità. È l’aspetto peggiore. Il lungomare tra Putzu Idu e Mandriola è chiuso da due estati, contando quella in corso, e la riapertura (o la sistemazione definitiva) è un’incognita. Meglio comunque di quello di S’Anea Scoada, franato nel 2012 e ancora chiuso in un tratto, il più importante, senza che ci siano spiragli per una soluzione. Dopo tre anni. Le conseguenze si manifestano sul resto della rete viaria. La strada per Sa Rocca Tunda, per fare un esempio, è passata da essere una tranquilla arteria di campagna a una delle vie più trafficate del Sinis.

I parcheggi. Il Comune ha pubblicato un bando per l’affidamento delle soste a pagamento. Il termine per la presentazione delle manifestazioni d’interesse scadeva l’8 agosto e le notizie scarseggiano. Per il momento, la situazione è drammatica. La chiusura del lungomare ha trasformato le anguste stradine di Putzu Idu in un gigantesco parcheggio disordinato. Come succede a Sa Rocca Tunda e a S’Anea Scoada. Il grande piazzale di Sa Mesa Longa non può ospitare soste a pagamento per una questione di usi civici e dunque tutto è lasciato al buonsenso degli automobilisti. Una dote che spesso manca, come l’organizzazione turistica di un territorio dalle potenziali straordinarie e inespresse. Anche qui, come in buona parte del resto della costa oristanese, la lancetta del mondo delle vacanze sembra essersi fermata.

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