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Oristano

Terreni edificabili, sei cittadini scontenti li rivogliono agricoli

di Enrico Carta
Terreni edificabili, sei cittadini scontenti li rivogliono agricoli

Alcuni proprietari chiedono al Comune la declassificazione «Non abbiamo soldi per costruire e l’Imu è troppo alta»

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ORISTANO. Atteso, osannato, criticato e ora, per alcuni aspetti ripudiato. Per molti il Piano Urbanistico Comunale approvato nella precedente consiliatura da tutte le forze politiche con un’unica astensione doveva risollevare l’economia oristanese dando impulso all’edilizia, per altri – non pochi – più che una delizia è stata una croce. Le nuove classificazioni per i terreni diventati all’improvviso edificabili hanno portato ad un innalzamento del tributo da pagare e così, in tanti, pur non avendo i soldi per costruire, si sono ritrovati a dover pagare l’Imu come se avessero davvero tirato su nuove case.

Così da Nuraxinieddu, sei cittadini un tempo possessori di terreni agricoli poi diventati edificabili, chiedono al Comune di fare un passo indietro. Sono i proprietari di una di quelle aree che nel Puc in vigore da qualche anno sono diventate edificabili (C2F) dopo essere state per una vita esclusivamente terreno agricolo e nelle quali non una pietra poteva essere posata. In cinque anni però hanno maturato una consapevolezza che ora hanno reso esplicita anche all’amministrazione in una lettera scritta dall’avvocato Giacomo Piga. Il discorso è quanto mai semplice, ma più di questo, un esempio lo rende ancor più chiaro: un terreno di 2.700 metri quadri diventato edificabile paga un’Imu annuale di 600 euro. In realtà, non avendo il cospicuo gruzzolo che serve per metter su casa, quelle superfici sono rimaste nelle stesse condizioni di cinque anni fa. Al posto dei mattoni mai arrivati sono rimasti gli orti, gli agrumeti e le piante.

In Comune l’opposizione aveva formulato l’ipotesi di far pagare l’Imu al terreno edificabile con un’aliquota pari a quella di un terreno agricolo sino al momento in cui non si fosse per davvero iniziato a costruire. Anche dall’assessorato all’Urbanistica erano arrivati segnali favorevoli su una decisione che andasse in tale direzione, ma non si è andati oltre le parole e così di parole ne spendono anche i sei cittadini di Nuraxinieddu. La richiesta è chiarissima e si vuole che allo scadere del quinquennio previsto dal Puc, quindi alla fine del 2015, quei terreni vengano «declassificati e riportati alla loro destinazione urbanistica originaria di terreni agricoli, visto che le condizioni economiche e di mercato non consentono la loro urbanizzazione» e, particolare non certo secondario, si tenga poi conto delle «ingenti tasse comunali che su tali terreni annualmente il Comune ogni anno pretende».

Ora si aspetta quindi un riscontro – positivo o verrà intentata causa – da parte dell’amministrazione che però si potrebbe trovare di fronte a un argomento quanto mai spinoso e, soprattutto, se dovesse accettare questa prima richiesta darebbe vita ad un precedente che potrebbe aprire la strada ad altre richieste in tal senso e quindi creare dei problemi di bilancio al Comune che si troverebbe con degli oneri da pagare su certi terreni che in passato avevano altre classificazioni urbanistiche, arrivando a un incasso minore. Su questa teoria però in tanti non sono d’accordo.

Allo stesso tempo è anche vero che il Puc ha portato anche vantaggi e non solo ai grossi imprenditori edili, visto che diverse lottizzazioni sono in fase di decollo, con i proprietari di terreni che viaggiano verso l’accordo e altre che hanno già avuto il via libera dall’amministrazione. Resta però irrisolto il problema di chi ha un fazzoletto di terreno diventato all’improvviso edificabile e troppo esoso dal punto di vista dei tributi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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