Oristano, lo Stato non paga l’affitto della caserma di viale Repubblica

Il Comune scova un credito da 112mila euro e presenta il conto per il presidio del ministero della Difesa

ORISTANO. Taglia di qua, taglia di là. Ma quando si tratta di pagare in prima persona lo Stato è, a volte, alquanto distratto. Ne sa qualcosa la Regione da anni alle prese con la vertenza delle entrate fiscali e ora ne sa qualcosa anche il Comune che, frugando tra le sue carte, ha scoperto di essere creditore di una bella somma. L’inquilino moroso è proprio lo Stato che si prende pezzi di territorio, ma poi si scorda di pagare l’affitto. Su tutte le aree occupate da presidi di tipo militare, le cosiddette servitù, deve infatti versare un canone annuale al Comune che cede il terreno per ospitare caserme o altri presidi per le attività del ministero della Difesa.

Sino a qualche anno fa tutto procedeva senza errori e l’inquilino ingombrante pagava regolarmente il pedaggio per le servitù militari, in particolare per la caserma militare di viale Repubblica, poi qualcosa è cambiato e i soldi al Comune non sono più arrivati. Messi in fila uno dietro l’altro quei canoni non pagati sono parecchi e il Comune ha così accumulato un credito di 112mila euro. Sono spiccioli per lo Stato, sono ossigeno, aria pura per un Comune di trentamila abitanti al quale quello Stato medesimo ormai versa sempre meno e prende sempre più.

E allora c’è qualcosa che non torna, così l’amministrazione di piazza Eleonora ha ufficialmente sollecitato gli uffici romani affinché procedano a pagare quegli indennizzi che spettano per legge al Comune che è stato privato a suo tempo e tuttora di una grossa porzione di territorio per lasciare spazio alle servitù militari. È stata così inviata al ministero della Difesa tutta la documentazione che ricostruisce anni di mancati pagamenti e non è stato fatto solo per mettere a conoscenza i funzionari dell’inadempienza del loro ministero.

L’obiettivo è ovviamente un altro: recuperare quei soldi che dovevano già essere nelle disponibilità dell’ente locale. Qualcosa di simile era avvenuto per un altro presidio militare tra Siamaggiore e Tramatza, allorché era stata avviata un’altra vertenza per gli stessi motivi alla quale però ultimamente non è stato dato seguito. Ma si sa che i piccoli Comuni hanno il salvagente del Fondo di garanzia che evita loro la bancarotta, mentre amministrare una città di trentamila abitanti in questi ultimi anni sta diventando un’impresa titanica.

E allora niente sconti: lo Stato deve 112mila euro e da qualche parte li tirerà fuori. Se al sollecito inviato non dovesse arrivare una risposta positiva con il conseguente trasferimento delle risorse il Comune non si fermerà. «Non è certo una minaccia – dice l’assessore al Patrimonio Giuseppina Uda –, è soltanto una più che legittima richiesta di quello che ci spetta. È questo il punto: sono soldi che ci spettano e non sono certo pochi. Battiamo cassa esattamente come fanno loro e non abbiamo intenzione di far cadere la questione nel dimenticatoio né sarà l’unica di cui ci occuperemo. Stiamo facendo anche altre verifiche per vedere se ci siano ulteriori canoni che lo Stato attraverso qualche ministero non ci sta pagando». Del resto è quello stesso stato che si porta via quei tributi che annualmente i cittadini pagano, lasciando una percentuale sempre minore nelle casse dei Comuni costretti così a fare le acrobazie per garantire servizi e far quadrare i conti.

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