Compro oro con evasione a Oristano, sequestrati 400mila euro

Svolta nell’inchiesta sulla gestione di alcune società con sede legale in Irlanda. Le plusvalenze generate dalle minori tasse sarebbero state sottratte al fisco

ORISTANO. La procura chiede, il giudice per le indagini preliminari autorizza e la Guardia di finanza esegue. Finisce così sotto sequestro un “tesoretto” da circa 400mila euro. È un sequestro per equivalente – così viene definito nel gergo tecnico della procedura penale – ed è legato all’inchiesta sulla presunta evasione fiscale che sarebbe stata messa in atto dal responsabile di una società che gestiva alcuni negozi di compravendita di oro e gioielli. Alcuni mesi fa, frugando tra le carte dell’azienda che fa capo a Roberto Musu, oristanese di 36 anni, le fiamme gialle scoprirono un presunto raggiro ai danni del fisco.

La tecnica utilizzata da Roberto Musu sarebbe stata quella che, sempre usando un linguaggio tecnico, viene definita come esterovestizione. La società sceglie come propria sede legale una nazione in cui la tassazione è più bassa rispetto a quella italiana, ma di fatto la sua attività, le decisioni e soprattutto la base operativa sono nel territorio nazionale italiano. Questo aspetto, secondo giurisprudenza consolidata, aprirebbe la strada alla commissione del reato di evasione fiscale. Insomma, ciò che viene risparmiato attraverso una tassazione inferiore proposta in altri Stati non può finire direttamente nelle casse della società.

In questo caso Roberto Musu ha scelto l’Irlanda dove si pagano meno tasse rispetto all’Italia, ma per il pubblico ministero Paolo De Falco quella sarebbe stata solo una collocazione fittizia. Per questo motivo, dopo mesi di indagine e accertamenti sul patrimonio riconducibile allo stesso indagato, il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari che si procedesse al sequestro per equivalente di una parte delle plusvalenze che si suppone siano sfuggite al fisco. Di circa due milioni di presunta evasione, sono finiti sotto chiave 400mila euro. Una parte in contanti, una parte in quote societarie, una parte in beni materiali – nel dettaglio è stata sequestrata un’auto –.

La mossa della procura apre però la strada al riesame a cui ha diritto l’indagato che è assistito dagli avvocati Giuseppe Lai e Anna Maria Zoncu. Le motivazioni per cui si oppone al provvedimento deciso poche settimane fa verranno svelate venerdì, quando si arriverà per la prima volta in aula. Sarà l’occasione anche per testare la solidità dell’impianto accusatorio, anche se il collegio del tribunale avrà la possibilità di esaminare solo una parte della documentazione dell’inchiesta. La procura giocherà quindi solo le carte che presume siano sufficienti per ottenere la conferma del provvedimento. Con tutta probabilità sarà anche uno degli ultimi passi che il pubblico ministero muoverà, perché l’indagine sembra ormai essere arrivata a pochi metri dal traguardo.

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