Incidente al teatro civico, l’ex sindaco si discolpa

Bosa, Piero Casula si costituisce e nega di avere responsabilità dirette Il Comune però contesta i documenti della causa sull’infortunio a Salvatore Ladu

BOSA. La causa inizia. Il punto di arrivo resta sconosciuto, ma la questione dell’incidente avvenuto al teatro civico il 30 maggio del 2010 non sarà una passeggiata. Sin dall’udienza di ieri con la costituzione delle parti si possono intravedere le schermaglie a cui si andrà incontro, perché il procedimento civile sull’infortunio e la morte di Salvatore Ladu e la successiva richiesta di risarcimento danni presentata dai familiari è alquanto complicato.

Iniziato come un procedimento a tre tra i familiari, il Comune e la compagnia assicurativa Sara, rischia di allargarsi di parecchio e andare oltre la partecipazione di enti pubblici alla causa, perché l’amministrazione oggi in carica ha chiamato in causa in quanto unico responsabile l’ex sindaco Piero Casula. Nella struttura dove mai è stato effettuato il collaudo accadde che la porta di un bagno si staccò e colpì Salvatore Ladu procurandogli numerosi danni fisici dai quali non si sarebbe più ripreso. Secondo i familiari, la cui tutela è affidata all’avvocato Simona Pedde, la morte sopraggiunta nel febbraio del 2015 è legata a quell’incredibile episodio per cui hanno chiesto un risarcimento di 400mila euro che la Sara Assicurazioni non ha mai voluto pagare facendo notare che mancando il requisito indispensabile del collaudo, la struttura non poteva ospitare alcun tipo di manifestazione. Passata la palla al Comune, l’amministrazione, assistita dall’avvocato Vittorio Delogu, l’ha immediatamente girata all’ex sindaco Piero Casula che durante un consiglio comunale avrebbe affermato di essere stato lui a dare le chiavi del teatro a Salvatore Ladu per l’allestimento della mostra. Per questo motivo ieri Piero Casula, assistito dall’avvocato Enrico Roda, si è costituito in giudizio di fronte al giudice della sezione civile, Giuseppe Carta. E nell’atto di costituzione ha immediatamente chiarito che, in casi del genere, la responsabilità non è automaticamente ascrivibile a una persona fisica solo perché in quel momento ricopre un incarico pubblico, per cui il risarcimento dei danni non sarebbe compito di Piero Casula. La prossima udienza è stata fissata per il 14 marzo e in quell’occasione le carte verranno scoperte. Il Comune considera non congrua una parte della documentazione presentata dall’ex primo cittadino all’atto di costituzione per cui l’orientamento è quello di chiedere ulteriori accertamenti magari passando anche attraverso la procura che è in possesso di qualche computer sin dal momento dell’inchiesta che riguarda i lavori di Capu d’Aspu alla foce del Temo.

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