«Adesso può fare il corso». Ma sono passati sette anni

Nel 2009 la Regione voleva formare tecnici per la valorizzazione di beni culturali. Poi il silenzio: ora la raccomandata. Ma lui, nell’attesa, ormai lavora ad Auckland

ORISTANO. La pazienza è una virtù, ma a volte per l’attesa si rischia di invecchiare. A sette anni di distanza dalla richiesta di partecipazione ad un corso regionale per Tecnico della valorizzazione di beni e prodotti culturali, la Regione che sin qui aveva taciuto si rifà viva all’improvviso, quando altre strade sono state imboccate da chi nel 2009 aveva visto una possibilità di lavoro nella sua isola. Alla fine, Alberto Cauli, oristanese di 33 anni ha preso un’altra strada e scelto un’altra isola molto lontana. Oggi, con la sua laurea in Storia e una specialistica in Storia Contemporanea sta svolgendo un dottorato di ricerca all’università di Auckland in Nuova Zelanda.

Riavvolgendo il nastro all’indietro si torna al 2009, momento in cui, fresco di successi universitari, decide di guardarsi intorno e valutare alcune possibilità che offre la sua Sardegna. Prima di andar via, uno ci prova nella sua terra che tra le opportunità offre il corso di cui si parlava. Sembra attinente alla laurea. È attinente alla laurea e infatti poco dopo la domanda arriva la buona notizia dell’ammissione nella graduatoria dei fortunati, o meglio, dei capaci che avevano i requisiti per partecipare.

Passano i giorni e ci si dimentica persino di aver fatto quella domanda, perché nel frattempo in Regione non si muove foglia. Nessun corso, con la motivazione che questo non è mai partito perché non era stato raggiunto il numero minimo di adesioni. All’improvviso, nel 2016 ovvero sette anni dopo, suona una sveglia un tantino ritardataria. A casa di Alberto Cauli a Oristano arriva la raccomandata. Un momento di perplessità, poi il ricercatore si ricorda che all’epoca, quasi un’altra era geologica, era stato ammesso a quel corso per Tecnico della valorizzazione di beni e prodotti culturali. La lettera contiene alcune indicazioni e soprattutto chiede che venga comunicata la disponibilità a frequentare il corso facendo sempre riferimento alla precedente graduatoria.

A quel punto, dopo aver percorso tanta strada e non solo in virtù della lontananza della sede del suo lavoro attuale da ricercatore, i sentimenti si dividono. Verrebbe da sorriderci su, ma forse prevale l’amarezza se si pensa che per avere un’opportunità – nemmeno troppo certa – in Sardegna bisogna attendere sette anni, mentre nella lontana Auckland la possibilità di avviare una collaborazione lavorativa con un’università prestigiosa viene accolta in un amen o poco più.

Nella Settimana enigmistica il tutto finirebbe nella rubrica “Trovate le differenze” e non ci sarebbe bisogno di consultare le pagine finali per capire quale sia la soluzione.

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