La Nuova Sardegna

Oristano

Il difficile coraggio del perdono

di Roberta Fois
Il difficile coraggio del perdono

Cinque donne raccontano il loro percorso. Nel dibattito al San Domenico anche Agnese Moro

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ORISTANO. Cinque donne. Figlie, sorelle, nipoti. Donne ferite da tragedie irraccontabili che hanno segnato le loro vite cambiandole drasticamente e che le hanno private degli affetti più cari. Forti, coraggiose e piene di fede hanno riempito ed emozionato l'auditorium di San Domenico di Oristano in occasione dell'incontro di martedì scorso sul tema “il coraggio del perdono al femminile”, fortemente voluto e organizzato dall'arcidiocesi oristanese. Eva Cannas, Gina Chironi, Anna Lucia Daga, Caterina Muntoni e Agnese Moro hanno raccontato a cuore aperto, chi con la voce spezzata chi con amara ironia, le loro storie di perdita e il loro lungo cammino, guidato dalla fede, verso il perdono, donato e concesso a chi le ha irrimediabilmente ferite. «Il perdono è un cammino faticoso che richiede molto coraggio – spiega Caterina Muntoni, il cui fratello Don Graziano è stato ucciso all'alba della vigilia di Natale di 17 anni fa – ma è l'unico che consente di andare avanti e vivere con serenità. Perdonare non significa scusare, non significa trovare attenuanti al male. Non significa dimenticare né è il premio al pentimento di chi ti ha offeso. È un atto d'amore gratuito che consente a chi ha sbagliato di rialzarsi e ricominciare». Parole che, senza pretese, regalano insegnamenti preziosi e forniscono spunti di riflessione in un periodo non facile caratterizzato dagli attentati terroristici che stanno dilaniando la nostra società e che ci portano a pensare al perdono come ad un'utopia, una chimera inconcepibile fatta di buonismo spicciolo.

«Il perdono è un dovere per ogni uomo. Non è debolezza né paura né emotività», spiega Eva Cannas, che dopo 15 anni di meditazione ha perdonato chi ha ucciso due suoi fratelli nelle campagne di Mamoiada. «È una straordinaria forma di giustizia il cui precetto nasce dall'amore. Perdonare non è utopia ma realtà; non significa condono, perché la giustizia degli uomini deve fare il suo corso». Parole forti, dirette, scandite con precisione, che hanno destato grande ammirazione nei presenti, che non si sono trattenuti dal regalare sinceri applausi alle cinque donne i cui racconti sono stati introdotti da Santina Raschiotti e intercalati dalle musiche di Raffaele Putzolu, che con la sua chitarra ha accompagnato la voce di Stefano Piria nella lettura di alcuni brani tratti dalla lettera pastorale “Misericordiando ...dall'altare alla strada” dell'arcivescovo di Oristano e dell'ultima lettera scritta da Aldo Moro a sua moglie nel 1978.Ed è proprio la figlia di Moro, Agnese, l'ultima a raccontarsi. «Gesù sulla croce ha detto perdonali perché non sanno quello che fanno». La donna la stessa mattina ha incontrato Andrea Coi, appartenente alla colonna torinese delle Br, condannato all'ergastolo per l'omicidio del vicedirettore della “Stampa” di Torino Carlo Casalegno. Con l'ex brigatista e la figlia dello statista, gli studenti del liceo classico De Castro di Oristano. «Il perdono non è un sentimento - ha continuato Agnese Moro - ma una decisione. Non è dimenticare ma arginare una cosa che rischia di continuare. Perché odiare fa male a te stesso e non agli altri. È un sentimento che ti possiede e distrugge. Il perdono è dire basta, è liberarsi». A concludere l'incontro, le parole di monsignor Sanna. «Abbiamo sentito una grammatica di futuro e di speranza declinata da donne di fede e di coraggio». Una grammatica non facile da comprende, ma che sarebbe bello imparare.

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