La Nuova Sardegna

Oristano

Chiese e edifici storici chiusi tra burocrazia e fondi risicati

di Alessandro Farina
Chiese e edifici storici chiusi tra burocrazia e fondi risicati

Bosa, la chiusura dell’altare maggiore della Cattedrale si aggiunge all’elenco di beni off limits Un bollettino di inaccessibilità o mancata fruizione che va dai luoghi di culto ai monumenti

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BOSA. L’ultima in ordine di tempo è l’ordinanza che vieta l’accesso sull’altare maggiore della Cattedrale, dopo il crollo di calcinacci verificatisi fortunatamente di notte nella prima decade di maggio. Perché l’elenco, che potrebbe forse a breve essere ulteriormente aggiornato, dei beni storici parzialmente o totale chiusi per necessità di interventi di restauro è piuttosto lungo e articolato tra le vie della città medievale e di quella dell’ottocento a due passi dal Temo. Per il culto ed ai turisti è precluso infatti da un paio d’anni l’accesso alla chiesa di Sant’Antonio, sulla sponda sinistra del fiume, per problemi strutturali oggi tamponati da impalcature. Per carenza di sicurezza, manca sulla sommità una balaustra a norma, non è possibile accedere al mastio del castello, mentre nel maniero per poter utilizzare i camminamenti lungo il percorso interno della cinta muraria si procede a piccoli gruppi, scortati dalle guide. Per quanto riguarda i templi di competenza pubblica, in quello di Santa Maria degli Angeli ai Cappuccini, a parte i contestati lavori dell’impianto che hanno coperto il precedente pavimento in conci di trachite e lapidi che ricordano le sepolture dei frati, la richiesta della parrocchia del Sacro Cuore di poter celebrare messa nel tempio è ancora in itinere: per lavori già finanziati ma per i quali il ministero degli Interni aspetta da mesi il progetto da parte della Soprintendenza. Mentre nella chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo qualche problema emerge nella zona di accesso al campanile, da sempre preclusa al pubblico. Fra le chiese a rischio chiusura figura invece quella di Santa Croce, sede delle secentesche effigi di Sos Misterios portate in processione il martedì Santo, che presenta evidenti segni di degrado della volta, con le pitture di Emilio Scherer per buona parte cancellate da infiltrazioni d’acqua piovana e umidità. Mentre sulla facciata della chiesa del Rosario, nel Corso Vittorio Emanuele, le lancette dell’orologio monumentale sono ferme da anni, malgrado non sia mancato in passato impegno e proposte di intervento per riattivarne il moto. A Bosa Marina dello storico borgo di pescatori dedicato a Santa Maria poco o niente rimane, se non la chiesa intitolata alla Stella del Mare, che negli anni però è stata oggetto di interventi di restauro con fondi propri della parrocchia e pubblici e che quindi si presenta al meglio. A qualche centinaio di metri però un altro bene storico di grande impatto e consolidata attrattiva, la torre aragonese dell’isola Rossa, è chiuso dal 2009. Insomma quasi un bollettino di guerra, nella città che sulla cultura però sempre più sembra voler piantare puntelli spendibili. Per un rilancio economico in chiave turistica qualificata che difficilmente potrà avvenire nei lunghi tempi morti della burocrazia ed a casse comunali dai conti già sul filo del rasoio nel riuscire a garantire normali servizi ai cittadini.

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