La giunta perde pezzi, il Psd’Az annuncia l’addio
Bosa, il segretario politico Gianfranco Sechi formalizza i malumori con Mastino Sindaco e esecutivo accusati di poca collegialità: «Gravi carenze di condivisione»
BOSA. Perde pezzi, di certo politici in attesa di capire la posizione dei rappresentanti istituzionali di riferimento in consiglio comunale, la coalizione al governo della città. Il Partito Sardo d’Azione, dopo la lettera inviata al sindaco nei giorni scorsi e la riunione del 20 ottobre, ieri mattina ha ufficialmente annunciato di lasciare la maggioranza che governa Bosa dalla primavera del 2014. «La sezione ritiene esaurita la propria esperienza all’interno della coalizione e chiede al sindaco di prenderne ufficialmente atto e di assumere eventuali azioni conseguenti», la dichiarazione formale del “divorzio”. La firma è del segretario politico Gianfranco Sechi. La a comunicazione è stata inviata al sindaco Luigi Mastino, al consigliere Psd'Az Rosa Masala, all’assessore Alfonso Campus (eletto come indipendente nei Quattro Mori), ed ai segretari locali dei partiti di area autonomista e indipendentista, Rossomori e Partito dei Sardi. Giovedì scorso, nel corso di una riunione, è stato presentato a Luigi Mastino e ad Alfonso Campus “Un ampio documento che illustrava, allo scadere di metà legislatura, criticità sempre riconducibili alla grave carenza di condivisione delle scelte da parte di sindaco e giunta, con tutti i partiti che hanno dato vita alla coalizione». Questa una delle premesse nella missiva Psd’Az il cui contenuto, fino ad ora, era rimasto riservato in attesa del confronto aperto con sindaco e assessore. “Abbiamo purtroppo dovuto rilevare una totale incomprensione verso le osservazioni del Psd’Az, in particolare in merito alla richiesta di modifica radicale del metodo sulle scelte fondamentali della amministrazione, come bilancio, urbanistica e programmazione” con l’obiettivo di una “Più larga forma partecipativa delle forze politiche che compongono la coalizione” in riferimento ai patti elettorali, il fulcro del malessere. Con “La scelta proposta personalmente dal sindaco di coinvolgere il territorio di Macomer ed il Marghine nella ridefinizione degli ambiti territoriali…mai discussa in maggioranza” e, infine, “La ostinata pervicace volontà di approvare in Consiglio il Dup, documento per il quale sindaco e giunta hanno lavorato per oltre due mesi, mai condiviso con i partiti ed anzi consegnato a sole 48 ore dalla riunione, con la presunzione che se ne dovesse condividere il contenuto” le fatidiche “gocce” che hanno evidentemente fatto traboccare il vaso di un possibile cammino comune. Con l’iniziale entusiasmo “Verso un’esperienza che aveva l’ambizione di diventare un elemento di dirompente frattura della opaca quotidianità amministrativa delle giunte passate” venuto meno.
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