La Nuova Sardegna

Oristano

Scrittura come terapia per rompere il silenzio

di Roberta Fois
Scrittura come terapia per rompere il silenzio

Presentato al Centro servizi culturali un lavoro promosso dalla Assl La scrittrice Dolores Massa: «Così combattiamo il disagio e l’isolamento»

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ORISTANO. Dare un voce a chi non l’ha più, darla a chi non viene mai ascoltato. Riportare in vita chi ormai è dimenticato, volando a cavallo di una penna leggera per percorrere le vie della memoria e della fantasia, attraversando le emozioni dell’animo umano e raccontandone le mille sfaccettature, regalando nuove orme a chi non può più percorrere i sentieri della vita e donando parole nuove a chi purtroppo e troppo spesso viene emarginato e ignorato.

Sono solo alcune delle emozioni che sono affiorate mercoledì sera nei locali Centro Servizi Culturali di via Carpaccio, in occasione della presentazione dell’esito scenico del laboratorio di scrittura creativa e propedeutica orale organizzato dal Centro di salute mentale della Ats-Assl e curato dalla scrittrice Savina Dolores Massa.

“Non ti scordar di me”, un progetto che rompe i muri del silenzio e che usa la scrittura come mezzo terapeutico per aiutare a dare luce a quei sentimenti difficili da esternare e che ora sono stati messi nero su bianco e raccontati ad alta voce, tremando a volte e a volte ridendo, con passione e ironia, trasmettendo quella forza e voglia di non prendersi troppo sul serio, con quel batticuore contagiato al pubblico che non ha nascosto l’emozione e lo stupore per un lavoro che non poteva che ricevere tutti quegli applausi.

«Da anni facciamo questi corsi – ha spiegato la dottoressa Elena Manconi – perchè avvicinarsi alla cultura, alla lettura e alla scrittura ci aiuta anche a superare momenti difficili e a fare un percorso dentro di noi, a comunicare, rielaborare e riesprimere le nostre emozioni. Questo è ciò che ho chiesto a Sabina e che i corsisti hanno cercato di fare andando a scoprire e raccontare emozioni di tutti noi».

Il laboratorio è partito lo scorso novembre, quando i ragazzi del Centro di salute mentale si sono recati in un camposanto ad osservare le tombe antiche e abbandonate, a riscoprire dei volti dimenticati e a loro sconosciuti per regalargli nuove storie, nuovi attimi e nuova vita.

«Ognuno di loro ha raccontato una storia lunga, inventata, totalmente frutto della loro immaginazione e delle chiacchierate fatte tutti insieme – ha spiegato la scrittrice Savina Dolores Massa – molte di queste persone non vengono mai ascoltate e io desideravo che parlassero. Questo percorso è per cercare di portare il disagio mentale all’interno della società e noi siamo entrati nella città che esclude. Il malato mentale spesso viene così schiacciato e così temuto, noi abbiamo cercato di sconfiggere la solitudine partendo dal chiacchierare e dal non prenderci troppo sul serio, come abbiamo dimostrato oggi».

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