Scrittura come terapia per rompere il silenzio
Presentato al Centro servizi culturali un lavoro promosso dalla Assl La scrittrice Dolores Massa: «Così combattiamo il disagio e l’isolamento»
ORISTANO. Dare un voce a chi non l’ha più, darla a chi non viene mai ascoltato. Riportare in vita chi ormai è dimenticato, volando a cavallo di una penna leggera per percorrere le vie della memoria e della fantasia, attraversando le emozioni dell’animo umano e raccontandone le mille sfaccettature, regalando nuove orme a chi non può più percorrere i sentieri della vita e donando parole nuove a chi purtroppo e troppo spesso viene emarginato e ignorato.
Sono solo alcune delle emozioni che sono affiorate mercoledì sera nei locali Centro Servizi Culturali di via Carpaccio, in occasione della presentazione dell’esito scenico del laboratorio di scrittura creativa e propedeutica orale organizzato dal Centro di salute mentale della Ats-Assl e curato dalla scrittrice Savina Dolores Massa.
“Non ti scordar di me”, un progetto che rompe i muri del silenzio e che usa la scrittura come mezzo terapeutico per aiutare a dare luce a quei sentimenti difficili da esternare e che ora sono stati messi nero su bianco e raccontati ad alta voce, tremando a volte e a volte ridendo, con passione e ironia, trasmettendo quella forza e voglia di non prendersi troppo sul serio, con quel batticuore contagiato al pubblico che non ha nascosto l’emozione e lo stupore per un lavoro che non poteva che ricevere tutti quegli applausi.
«Da anni facciamo questi corsi – ha spiegato la dottoressa Elena Manconi – perchè avvicinarsi alla cultura, alla lettura e alla scrittura ci aiuta anche a superare momenti difficili e a fare un percorso dentro di noi, a comunicare, rielaborare e riesprimere le nostre emozioni. Questo è ciò che ho chiesto a Sabina e che i corsisti hanno cercato di fare andando a scoprire e raccontare emozioni di tutti noi».
Il laboratorio è partito lo scorso novembre, quando i ragazzi del Centro di salute mentale si sono recati in un camposanto ad osservare le tombe antiche e abbandonate, a riscoprire dei volti dimenticati e a loro sconosciuti per regalargli nuove storie, nuovi attimi e nuova vita.
«Ognuno di loro ha raccontato una storia lunga, inventata, totalmente frutto della loro immaginazione e delle chiacchierate fatte tutti insieme – ha spiegato la scrittrice Savina Dolores Massa – molte di queste persone non vengono mai ascoltate e io desideravo che parlassero. Questo percorso è per cercare di portare il disagio mentale all’interno della società e noi siamo entrati nella città che esclude. Il malato mentale spesso viene così schiacciato e così temuto, noi abbiamo cercato di sconfiggere la solitudine partendo dal chiacchierare e dal non prenderci troppo sul serio, come abbiamo dimostrato oggi».
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