La Nuova Sardegna

Oristano

Macellai, crociata contro la diffidenza 

di Roberto Petretto
Macellai, crociata contro la diffidenza 

Cala il consumo della carne: commercianti del settore in crisi cercano nuove strade per convincere i consumatori

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ORISTANO. Quella del macellaio è una professione che negli anni è cambiata e che probabilmente cambierà ancora. Colpa della crisi, ma anche dei tempi che cambiano. Un po’ come accade per i ciabattini o i venditori di dischi o i giornalisti: nuove tecnologie, nuovi costumi cambiano le abitudini dei consumatori e degli utenti. E bisogna adeguarsi. Per cercare di frenare un’emorragia di clienti i macellai aderenti alla Confcommercio di Oristano, supportati dall’organizzazione di categoria, hanno messo in piedi un concorso che ieri ha premiato il “Miglior banco” della provincia. Mettere in mostra la propria abilità, la propria perizia non solo per gusto estetico o autocompiacimento, ma soprattutto per cercare di fare sentire la voce di un mondo che, a voler essere buoni, non è molto “di moda”. Il consumo della carne è in calo, in Italia come in Sardegna, e tutto il comparto, dall’allevamento ai macellai, cerca di controbattere alle accuse di pericolosità per la salute e contributo all’inquinamento che arrivano da diversi settori a bistecche e costate.

Ieri mattina, in un albergo cittadino, prima della premiazione dei tre migliori banchi di macelleria, c’è stato un convegno sul tema: “L’evoluzione dei consumi e le prospettive della professione del macellaio”. A fare gli onori di casa Sara Pintus e Nando Faedda, rispettivamente direttore e presidente della Confcommercio oristanese, insieme a Gianni De Muro, presidente del sindacato macellai.

Le relazioni sono state affidate a Fabio Madau, docente del dipartimento di scienze per la natura e le risorse ambientali dell’Università di Sassari e a Anna Nudda, docente del Dipartimento di agraria, sezione di scienze zootecniche, sempre dell’università sassarese.

Alcuni numeri dai dati Ismea sul consumo della carne, forniti dal professore Madau, danno la misura della crisi del settore: il consumo pro capite di carne in Italia in dieci anni è passato da 23 chili a meno di 29. È la carne nazionale che soffre maggiormente la crisi: meno 19 per cento (contro il -2 di quella importata. Arriva soprattutto da Francia, Paesi Bassi, germani e Polonia). A ciò si deve aggiungere un 7 per cento della popolazione che si dichiara vegetariano o vegano.

Eppure la carne, secondo alcuni nutrizionisti, è un elemento essenziale nell’alimentazione umana. Ne ha elencato i pregi la professoressa Nudda: «Per una alimentazione corretta non facciamo ricorso a integratori e pasticche, ma ai cibi giusti. Certo, la carne deve essere di qualità, ma la docente dell’università di Sassari ha ricordato che i controlli in Italia forniscono una garanzia salubrità.

Chi lavora sul campo sa che i dati forniti dai docenti universitari sono reali: «La tendenza c’è anche qui - dice Gianni De Muro del Sindacato macellai -. Molte attività hanno chiuso, per colpa della crisi e molti perché non hanno avuto ricambio generazionale. Anche i consumi sono in calo, soprattutto quelli della carne bovina. la gente cerca alternative: crescono carne suina e pollame».

Il 75 per cento della carne viene venduta attraverso la grande distribuzione: «Ho vissuto questo cambiamento: prima la carne la vendevano solo le macellerie. Con l’avvento della grande distribuzione i clienti si sono spostati, innanzitutto per i prezzi più competitivi. Ma negli anni si è visto che anche la grande distribuzione non può reggere certi prezzi, se non con promozioni temporanee. Se si guarda bene a volte ci sono dei tagli di carne che sono anche più cari di quelli che si trovano in una normale macelleria.

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