Suni, doppia denuncia per due incendi a luglio
di Enrico Carta
Un rogo è doloso: il fuoco appiccato da un allevatore per rigenerare il pascolo Nel secondo caso le fiamme sono state causate dalle scintille di una saldatrice
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SUNI. Uno colposo, l’altro doloso. Gli incendi dei giorni scorsi sono stati due, lo stesso numero delle persone denunciate per i roghi scoppiati l’8 e il 26 luglio nelle campagne del paese. Il primo è quello della località Funtana ’e Nughes ed è partito mentre un agricoltore tentava di riparare un macchinario; il secondo è stato invece appiccato volutamente da un allevatore in un suo campo da cui poi le fiamme si sono propagate in altri terreni tenendo impegnate per ore le unità del servizio antincendio.
Per quest’ultimo episodio, ovviamente il più grave dei due, è stato denunciato I.D., allevatore di 45 anni. A stabilire quali siano state le cause dell’incendio e a dare un nome al suo responsabile sono state le indagini degli uomini della Stazione forestale di Bosa. Questi hanno appurato che l’allevatore, nella località denominata Mara, stava ricorrendo all’antica e proibita pratica di bruciare il terreno in modo da averlo più fertile per il pascolo. L’operazione, oltre che vietata dalla legge tanto più un periodo come questo, è andata probabilmente oltre le intenzioni dell’allevatore il quale comuque non ha esitato ad anteporre i propri interessi a quelli della comunità che così è stata esposta a una grave situazione di pericolo oltre che al danno ambientale. Le fiamme hanno infatti ridotto in cenere circa 25mila metri quadri di zona destinata proprio al pascolo, dove però era presente anche della macchia mediterranea.
La denuncia è scattata inevitabile e ora per l’allevatore il rischio è una condanna che va da tre a sette anni. Da uno a cinque anni rischia invece l’agricoltore C.A., 52 anni, denunciato per l’incendio colposo del 26 luglio a Funtana ’e Nughes. Secondo gli accertamenti eseguiti dagli agenti del Corpo Forestale, a generare il rogo sarebbero state delle scintille partite da una saldatrice con cui stava cercando di riparare un macchinario agricolo. Il terreno secco e le particolari condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo degli incendi hanno fatto il resto. Il piccolo focolaio generato dall’imprudenza si è ben presto trasformato in un rogo di dimensioni più ampie. Fortunatamente a limitare i danni ad alcune migliaia di metri quadri di territorio, ci ha pensato il rapido intervento dell’apparato antincendio da cui arriva l’ennesimo invito ad atteggiamenti di massima prudenza, specialmente in un periodo di siccità prolungata come quello che stanno vivendo le campagne.
Per quest’ultimo episodio, ovviamente il più grave dei due, è stato denunciato I.D., allevatore di 45 anni. A stabilire quali siano state le cause dell’incendio e a dare un nome al suo responsabile sono state le indagini degli uomini della Stazione forestale di Bosa. Questi hanno appurato che l’allevatore, nella località denominata Mara, stava ricorrendo all’antica e proibita pratica di bruciare il terreno in modo da averlo più fertile per il pascolo. L’operazione, oltre che vietata dalla legge tanto più un periodo come questo, è andata probabilmente oltre le intenzioni dell’allevatore il quale comuque non ha esitato ad anteporre i propri interessi a quelli della comunità che così è stata esposta a una grave situazione di pericolo oltre che al danno ambientale. Le fiamme hanno infatti ridotto in cenere circa 25mila metri quadri di zona destinata proprio al pascolo, dove però era presente anche della macchia mediterranea.
La denuncia è scattata inevitabile e ora per l’allevatore il rischio è una condanna che va da tre a sette anni. Da uno a cinque anni rischia invece l’agricoltore C.A., 52 anni, denunciato per l’incendio colposo del 26 luglio a Funtana ’e Nughes. Secondo gli accertamenti eseguiti dagli agenti del Corpo Forestale, a generare il rogo sarebbero state delle scintille partite da una saldatrice con cui stava cercando di riparare un macchinario agricolo. Il terreno secco e le particolari condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo degli incendi hanno fatto il resto. Il piccolo focolaio generato dall’imprudenza si è ben presto trasformato in un rogo di dimensioni più ampie. Fortunatamente a limitare i danni ad alcune migliaia di metri quadri di territorio, ci ha pensato il rapido intervento dell’apparato antincendio da cui arriva l’ennesimo invito ad atteggiamenti di massima prudenza, specialmente in un periodo di siccità prolungata come quello che stanno vivendo le campagne.
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