Coste a rischio tra crolli ed erosione

Negli ultimi anni il mare che avanza ha cancellato numerose calette e ridotto le dimensioni di tante spiagge dell’Oristanese

ORISTANO. Mare Morto, San Giovanni di Sinis, S’Arena Scoada, Su Pallosu, S’Archittu, Su Riu. Sembra la mappa della grande bellezza della costa oristanese, potrebbero invece essere gli avamposti di una battaglia da cominciare quanto prima. Nonostante il fenomeno dell’erosione costiera non abbia sinora suscitato gli allarmi degli studiosi che tengono sotto controllo la situazione, l’osservazione a occhio nudo ci parla di una natura che forse sta mandando dei segnali che dovrebbero essere interpretati come campanelli d’allarme.

I segnali d’allarme. Negli ultimissimi anni si sta infatti verificando un fenomeno a cui in passato non si era abituati. Da sud a nord del territorio le spiagge si sono ridotte di dimensioni e alcune delle scogliere più suggestive perdono pezzi. Per il momento si tratta di casi isolati, ma certamente il patrimonio va difeso adesso, prima che i segnali di allarme si trasformino in qualcosa di irrecuperabile. I casi dei furti dei granelli di sabbia di quarzo a Is Aruttas sono quelli che più colpiscono l’immaginario collettivo, ma altri aspetti non vanno più sottovalutati e l’ultimo episodio col crollo di una parte di scogliera a Su Riu nella marina di Cuglieri dovrebbe ormai far capire che il problema è generalizzato e va affrontato.

S’Arena Scoada e Su Pallosu. Il caso più clamoroso si era verificato qualche anno fa nella marina di San Vero Milis. A S’Arena Scoada un enorme tratto di scogliera aveva rischiato di venir giù per intero, precipitando solo in parte in mare e comunque inclinandosi pericolosamente verso l’acqua. Ma la marina sanverese deve fare i conti con numerosi altri fenomeni che sono ormai visibili a occhio nudo. Chi ha memoria dei luoghi sa benissimo che sino ad almeno due decenni fa, le spiagge di Sa Rocca Tunda e Putzu Idu avevano una superficie nettamente maggiore. Ora il mare ne ha ridotto le dimensioni. Il fenomeno è ancora più visibile a Su Pallosu dove una serie di spiaggette è ormai solo un ricordo. L’acqua infatti da diverso tempo raggiunge il promontorio che poi si affaccia su Punta Tonnara.

San Giovanni e Mare Morto. Il discorso delle spiagge che hanno dimensioni sempre più limitate riguarda anche la marina di Cabras. Per la zona di Mare Morto che costeggia le rovine di Tharros vale lo stesso discorso di Su Pallosu. Le acque del golfo di Oristano hanno lentamente fatto sparire alcune piccole zone sabbiose presenti sino a qualche anno fa. Ora riemergono solo raramente e in condizioni assai particolari di correnti e maree. Sull’altro lato dell’ultimo lembo della penisola del Sinis la scogliera che domina gran parte delle spiagge di San Giovanni di Sinis ha già mostrato in passato segni di cedimento. L’estate che va concludendosi ha poi regalato ai bagnanti un arenile sempre più circoscritto per via dell’avanzamento del mare. Il fenomeno non appare casuale anche perché ormai da diversi anni alcune calette sono sparite anche qui oppure ricompaiono solo raramente.

Su Riu e S’Archittu. Il crollo di qualche giorno fa a Su Riu è l’ultimo in ordine di tempo nelle coste oristanesi. Un pezzo di scogliera che viene giù è un fenomeno naturale, ma la paura è che possa essere il segnale di uno stato di salute preoccupante dell’intera zona che si trova a poche centinaia di metri da Santa Caterina di Pittinuri, in uno dei tratti di costa tanto belli quanto esposti a correnti e venti che l’hanno modellata e tuttora ne cambiano la forma. Poco più in qua, anche la zona di S’Archittu, per quanto immune al momento da problemi, potrebbe essere considerata tra quelle a rischio. Le scogliere assai delicate subiscono il passaggio costante di chi si reca nella cosiddetta spiaggetta dell’Arco, dove peraltro la striscia di spiaggia è ormai inesistente.

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