Raid incendiari a Santa Giusta, ecco i primi indagati
di Enrico Carta
A una svolta le indagini aperte su una raffica di attentati Accertamenti e perquisizioni per arrivare ai colpevoli
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SANTA GIUSTA. Fuoco e fiamme, ma forse la nebbia su una serie di attentati incendiari avvenuti nell’ultimo anno e mezzo va diradandosi. Tre persone, forse quattro, sono finite sul registro degli indagati e ora la procura della Repubblica sta cercando di trovare i riscontri per rafforzare la propria ipotesi investigativa. Dietro l’incredibile escalation di incendi ci sarebbe una serie di sgarbi avvenuti tra compaesani in alcuni casi per questioni di piccoli debiti, in altri semplicemente per vendicare offese. I Sono i classici futili motivi, come li chiamano gli inquirenti, ma hanno dato vita a grandi dispetti tra persone che ben si conoscevano e che per un periodo avevano avuto frequentazioni costanti sino al momento della rottura culminata con l’inizio degli attentati incendiari.
Nel mirino degli investigatori ci sono parecchi di quei roghi, ma la sensazione è che le varie inchieste non siano legate tra di loro per quanto, in alcuni casi, gli indagati sarebbero gli stessi. Il lavoro è doppio e una parte è affidato alla Squadra Mobile della Questura, un’altra ai carabinieri. Dopo mesi di verifiche in più di un caso sembra che le pista giuste siano state imboccate. Nel frattempo le notti da incubo in laguna sembrano momentaneamente terminate e anche questo, per chi indaga, è un segnale importante. Quasi che il silenzio degli incendiari dopo una recrudescenza preoccupante, sia un’ulteriore indicazione che l’inchiesta sia sulla giusta strada.
Nel mirino dei raid notturni erano finiti esercizi commerciali, ma soprattutto automobili. Inizialmente si era pensato a questioni sentimentali che erano state regolate attraverso questi avvertimenti pesanti, poi però si è fatta strada quasi subito un’altra serie di ipotesi. All’origine degli attentati ci sarebbero questioni di piccoli debiti, ma anche banalissime liti. Nei mesi scorsi ci sono state diverse perquisizioni nelle case degli indagati di oggi, con gli inquirenti alla ricerca di elementi che potessero essere collegati agli indizi raccolti sul luogo degli attentati. Ora la procura ha deciso di compiere un altro passo con l’affidamento di un incarico a un perito per compiere accertamenti sui telefonini. Si cerca di avere certezze sugli spostamenti avvenuti nelle sere degli incendi e sui contatti tra i vari indagati.
Nel mirino degli investigatori ci sono parecchi di quei roghi, ma la sensazione è che le varie inchieste non siano legate tra di loro per quanto, in alcuni casi, gli indagati sarebbero gli stessi. Il lavoro è doppio e una parte è affidato alla Squadra Mobile della Questura, un’altra ai carabinieri. Dopo mesi di verifiche in più di un caso sembra che le pista giuste siano state imboccate. Nel frattempo le notti da incubo in laguna sembrano momentaneamente terminate e anche questo, per chi indaga, è un segnale importante. Quasi che il silenzio degli incendiari dopo una recrudescenza preoccupante, sia un’ulteriore indicazione che l’inchiesta sia sulla giusta strada.
Nel mirino dei raid notturni erano finiti esercizi commerciali, ma soprattutto automobili. Inizialmente si era pensato a questioni sentimentali che erano state regolate attraverso questi avvertimenti pesanti, poi però si è fatta strada quasi subito un’altra serie di ipotesi. All’origine degli attentati ci sarebbero questioni di piccoli debiti, ma anche banalissime liti. Nei mesi scorsi ci sono state diverse perquisizioni nelle case degli indagati di oggi, con gli inquirenti alla ricerca di elementi che potessero essere collegati agli indizi raccolti sul luogo degli attentati. Ora la procura ha deciso di compiere un altro passo con l’affidamento di un incarico a un perito per compiere accertamenti sui telefonini. Si cerca di avere certezze sugli spostamenti avvenuti nelle sere degli incendi e sui contatti tra i vari indagati.
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