Ardia, condanne ma nessun Daspo
di Maria Antonietta Cossu e Simonetta Selloni
Sedilo. La preoccupazione dei 22 cavalieri non trova riscontro: c’è un decreto penale ma si valuterà l’ok per l’edizione 2018
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SEDILO. La notizia del “Daspo” era partita dagli stessi cavalieri raggiunti dal decreto di condanna penale per aver disatteso l’ordinanza Martini, ma per ora possono dormire sonni tranquilli, almeno per quanta riguarda la partecipazione alle prossime edizioni dell'Ardia: nei loro confronti non è stato emesso alcun provvedimento restrittivo.
Ancora ieri, alcuni di quei cavalieri che si erano detti pronti a macellare i propri animali per pagare le spese processuali, erano convinti che con l’applicazione dell’ articolo 650 del codice di procedura penale scattasse la pena accessoria dell’interdizione dal teatro della corsa equestre: «Questo ci era stato rappresentato da alcuni dei legali che abbiamo consultato, perché trattandosi di un caso senza precedenti sembrava potersi prestare a quell’interpretazione», ha affermato una delle parti in causa spostando il focus dell’attenzione su un altro aspetto: «Ma anche se fosse stato disposto, l’allontanamento temporaneo dalla corsa sarebbe rimasto comunque un fatto secondario: il punto è che abbiamo subito una condanna penale per aver corso in una manifestazione sacra a partecipazione spontanea. Non era mai successo prima che applicassero questa pena, al massimo una sanzione amministrativa per l’Ottava. Ci domandiamo perché».
Sulla questione è intervenuto anche il sindaco rilevando che «Il decreto di condanna penale non mette in alcun modo in discussione la partecipazione dei cavalieri all’Ardia. È una manifestazione a carattere religioso e come tale l’abbiamo trattata anche negli atti autorizzativi dell’edizione 2017, nei quali abbiamo fatto riferimento agli articoli 25 e 26 del Tuel anziché all’ ordinanza Martini – ha rimarcato Salvatore Pes –. Ciò non toglie che il questore abbia applicato le restrizioni che riteneva necessarie, essendo la massima autorità territoriale, ma la collaborazione che c’ è stata quest’anno tra le istituzioni e tutte le parti in causa sta a dimostrare proprio questo, che si possono conciliare sicurezza e tradizione».
A questo punto è però necessario fare chiarezza sulla vicenda. Intanto i decreti penali di condanna si riferiscono all’Ardia 2016, e per quanto la corsa sia sempre la stessa, una manifestazione sacra, non si deve mai dimenticare che qualunque evento che preveda l’utilizzo del cavallo su strade pubbliche è regolamentato da norme precise che richiamano alla responsabilità organizzatori e partecipanti. Il fatto che 22 cavalieri abbiano riportato una condanna per la loro condotta li espone a una valutazione, da parte dell’autorità di pubblica sicurezza, che deriva proprio dall’aver riportato una condanna. «La valutazione riguarderà l’Ardia 2018 e sarà assunta in piena autonomia», sottolinea il questore di Oristano Giovanni Aliquò che ricorda come, per l’Ardia 2017, «la macchina organizzativa si sia mossa con notevole anticipo e con gli adempimenti previsti dall’ordinanza Martini osservati da tutti i partecipanti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ancora ieri, alcuni di quei cavalieri che si erano detti pronti a macellare i propri animali per pagare le spese processuali, erano convinti che con l’applicazione dell’ articolo 650 del codice di procedura penale scattasse la pena accessoria dell’interdizione dal teatro della corsa equestre: «Questo ci era stato rappresentato da alcuni dei legali che abbiamo consultato, perché trattandosi di un caso senza precedenti sembrava potersi prestare a quell’interpretazione», ha affermato una delle parti in causa spostando il focus dell’attenzione su un altro aspetto: «Ma anche se fosse stato disposto, l’allontanamento temporaneo dalla corsa sarebbe rimasto comunque un fatto secondario: il punto è che abbiamo subito una condanna penale per aver corso in una manifestazione sacra a partecipazione spontanea. Non era mai successo prima che applicassero questa pena, al massimo una sanzione amministrativa per l’Ottava. Ci domandiamo perché».
Sulla questione è intervenuto anche il sindaco rilevando che «Il decreto di condanna penale non mette in alcun modo in discussione la partecipazione dei cavalieri all’Ardia. È una manifestazione a carattere religioso e come tale l’abbiamo trattata anche negli atti autorizzativi dell’edizione 2017, nei quali abbiamo fatto riferimento agli articoli 25 e 26 del Tuel anziché all’ ordinanza Martini – ha rimarcato Salvatore Pes –. Ciò non toglie che il questore abbia applicato le restrizioni che riteneva necessarie, essendo la massima autorità territoriale, ma la collaborazione che c’ è stata quest’anno tra le istituzioni e tutte le parti in causa sta a dimostrare proprio questo, che si possono conciliare sicurezza e tradizione».
A questo punto è però necessario fare chiarezza sulla vicenda. Intanto i decreti penali di condanna si riferiscono all’Ardia 2016, e per quanto la corsa sia sempre la stessa, una manifestazione sacra, non si deve mai dimenticare che qualunque evento che preveda l’utilizzo del cavallo su strade pubbliche è regolamentato da norme precise che richiamano alla responsabilità organizzatori e partecipanti. Il fatto che 22 cavalieri abbiano riportato una condanna per la loro condotta li espone a una valutazione, da parte dell’autorità di pubblica sicurezza, che deriva proprio dall’aver riportato una condanna. «La valutazione riguarderà l’Ardia 2018 e sarà assunta in piena autonomia», sottolinea il questore di Oristano Giovanni Aliquò che ricorda come, per l’Ardia 2017, «la macchina organizzativa si sia mossa con notevole anticipo e con gli adempimenti previsti dall’ordinanza Martini osservati da tutti i partecipanti».
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