Tour virtuale nella Oristano del Trecento

Monumenti aperti regala la novità del viaggio nel passato attraverso un'accurata ricostruzione tridimensionale di palazzi, strade e chiese. Gabriele Pettinau e Nadir Danieli gli autori del progetto

ORISTANO. La riscoperta del proprio passato può arrivare anche attraverso le tecnologie più moderne. In quest'ottica si muove l'ambizioso progetto di Gabriele Pettinau, giovane architetto oristanese, e Nadir Danieli, studioso di storia dell'arte e operatore culturale, che sarà presentato sabato 12 maggio alle 19:30 al teatro San Martino, in occasione di Monumenti Aperti, con la partecipazione del Comune e della Fondazione Sartiglia.

Una gita nella Oristano del 1300 sembrerebbe impossibile a prima vista, almeno senza l'ausilio di una macchina del tempo, ma grazie all'accurata ricostruzione 3D prodotta da Pettinau, con la consulenza scientifica di Danieli, chiunque potrebbe passeggiare virtualmente nelle strade medievali della capitale del Giudicato d'Arborea. Non dei disegni quindi, ma una mappa interattiva che può essere percorsa e che permette di osservare gli edifici anche dall'interno. Così in pochi secondi si può andare dalla cattedrale al castello e alla reggia di Pratza de sa Majoria, l'odierna piazza Manno, farsi un giro dentro il chiostro del convento che oggi ospita la scuola media n° 1, visitare la chiesa di San Vincenzo, in corrispondenza dell'attuale palazzo degli Scolopi, e scoprire tanti altri piccoli e grandi segreti della Oristano medievale.

«Abbiamo cercato di riferici alla documentazione esistente per la ricostruzione degli edifici, oppure abbiamo fatto scelte in analogia con altre testimonianze dell'epoca in Sardegna - spiega Pettinau - ma il lavoro non ha solo valore storico. In primo luogo si rivolge infatti agli oristanesi, vogliamo che riconoscano la città».In effetti non fosse per alcuni elementi, come la torre di Mariano in piazza Roma, un visitatore virtuale potrebbe non rendersi conto di trovarsi a Oristano.

«La città non è facile da riconoscere - racconta Pettinau - perché nei secoli gli oristanesi hanno maturato un complesso di inferiorità che gli impedisce di immaginare la propria città come una capitale. Il lavoro si rivolge infatti prima a loro che ai turisti, perché vogliamo che i nostri concittadini prendano coscienza dell'importanza storica di Oristano, importanza che si manifestava ovviamente anche nelle forme architettoniche». Tante le sorprese all'interno della mappa, non solo gli edifici che oggi non esistono più, ma anche quelli che sono ancora oggi presenti dentro la città, anche se irriconoscibili. Tutt'intorno si può poi esplorare un mondo fatto di paludi, dove spuntano i monasteri che circondavano la città e che oggi sono spariti o inglobati nel tessuto urbano, come San Martino.

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