Mare di plastica dopo la libecciata
di Nicola Podda
Spiaggia di Bucca ‘e frumini disseminata di rifiuti restituiti dal mare. De Lucia (Cnr): interventi urgenti
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ORISTANO. Una distesa di plastica che soffoca l'arenile, uno spettacolo inquietante, è la cartolina della spiaggia di Bucca ‘e frumini, quella che si dispiega a poche centinaia di metri dalla foce del Tirso e forma un piccolo golfo protetta dal molo del canale della peschiera di Pesaria e il molo Carbone. Il forte libeccio dei giorni scorsi e la mareggiata che ne è seguita, hanno portato alla luce una realtà drammatica. La plastica è ovunque e i fenomeni atmosferici recenti hanno contribuito a far sentire forte il grido d’allarme dell’ambiente. Quello che si può vedere in spiaggia – una spiaggia tristemente colorata dalla plastica – è solo una minima parte del problema, perché le acque ingrossate del fiume e del mare hanno dato modo alle onde di depositare cumuli di rifiuti che, fino a quel momento, giacevano nel fondale marino o nel letto del Tirso. E non si tratta solo di grandi misure, non si tratta solo di bottiglie, bicchieri e altri pezzi di plastica facilmente visibili, si deve fare i conti anche con i piccoli resti e con le microplastiche difficili da individuare, ma che affollano il nostro mare. Un mare nel quale pesci, crostacei e molluschi, che consumiamo a tavola, vivono e si riproducono. La spiaggia di Bucca ‘e frumini è la fotografia di una situazione che non riguarda solo quel tratto di litorale, ma bisognerà provvedere a pulire l’arenile affinché quelle testimonianze d’inciviltà, inquinanti, non finiscano di nuovo in mare. E bisognerà prendere coscienza che la plastica che abbonda nel nostro mare non è altro che frutto di un’attività antropica che incide – negativamente e tragicamente - sull’ambiente.
Ambiente, coste e spiagge continuamente e costantemente monitorate, come spiega Andrea De Lucia, ricercatore del Cnr, il quale conferma lo stato d’allarme relativo alla diffusione della plastica nel nostro mare: «Gli eventi atmosferici dei giorni scorsi hanno contribuito ad evidenziare un problema, che va affrontato e combattuto, creando delle zone di accumulo nelle spiagge, – ha spiegato –. Anche nella zona di Torre Grande la mareggiata ha fatto venir fuori quello che prima era sepolto sotto la sabbia, come un numero spropositato di punte di ombrelloni». Quindi la plastica, in ogni sua forma, abbandonata dall’uomo. A veder la spiaggia di Bucca ‘e frumini il pensiero è andato alle “isole di plastica”: «Una realtà, quella, non dissimile dalla situazione che si verifica nell’intero Mediterraneo – ha spiegato De Lucia – vista l’alta densità di plastica presente». Ma ancora un dato, ancora una triste conferma: «Nel giro di pochi anni la situazione è talmente peggiorata che ormai il 90% delle tartarughe che seguiamo ha ingerito plastica» ha spiegato il ricercatore del Cnr. In un simile contesto, coinvolgere giovani e giovanissimi al rispetto per l’ambiente e della natura, denunciare e assumersi le proprie responsabilità, diviene fondamentale per un futuro che non preveda spiagge di plastica.
Ambiente, coste e spiagge continuamente e costantemente monitorate, come spiega Andrea De Lucia, ricercatore del Cnr, il quale conferma lo stato d’allarme relativo alla diffusione della plastica nel nostro mare: «Gli eventi atmosferici dei giorni scorsi hanno contribuito ad evidenziare un problema, che va affrontato e combattuto, creando delle zone di accumulo nelle spiagge, – ha spiegato –. Anche nella zona di Torre Grande la mareggiata ha fatto venir fuori quello che prima era sepolto sotto la sabbia, come un numero spropositato di punte di ombrelloni». Quindi la plastica, in ogni sua forma, abbandonata dall’uomo. A veder la spiaggia di Bucca ‘e frumini il pensiero è andato alle “isole di plastica”: «Una realtà, quella, non dissimile dalla situazione che si verifica nell’intero Mediterraneo – ha spiegato De Lucia – vista l’alta densità di plastica presente». Ma ancora un dato, ancora una triste conferma: «Nel giro di pochi anni la situazione è talmente peggiorata che ormai il 90% delle tartarughe che seguiamo ha ingerito plastica» ha spiegato il ricercatore del Cnr. In un simile contesto, coinvolgere giovani e giovanissimi al rispetto per l’ambiente e della natura, denunciare e assumersi le proprie responsabilità, diviene fondamentale per un futuro che non preveda spiagge di plastica.
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