Ossigenazione, dall’acqua spuntano i vecchi macchinari

Installati dalla Regione 20 anni fa, non sono mai stati attivati Solo una parte dei fondali è stata a suo tempo dragata

CABRAS. Sembrerebbero piccoli periscopi di una serie di sommergibili che affiorano dall’acqua, il che è assolutamente improbabile in uno stagno. Invece sono impianti per l’ossigenazione delle acque, costosi che però, non sono mai entrati in funzione. «Adesso sono un problema: vanno rimossi e in fretta perché invece di rendere le acque più salubri sono diventati ricettori di mercerella», dice Giuliano Cossu, presidente del Consorzio Pontis. Sono anni che i pescatori di Cabras chiedono di rimuovere quei grossi macchinari metallici, oggi probabilmente arrugginiti, che la Regione decise di far sistemare dopo la catastrofica moria di pesci del 1999.

Gianni Usai, un passato da sindacalista alla Fiat di Torino durante gli anni di piombo, che circa trent’anni fa appesa la tuta blu dentro l’armadio, rientrò nella “sua” Sardegna per fare il pescatore, può essere considerato la memoria storica dei mutamenti più recenti nella gestione della laguna.

Ormai pensionato, è punto di riferimento per registi e documentaristi che intendono raccontare dei pescatori di questo lembo di costa.

Provetto cicerone, Usai, illustra questi veri e propri monumenti allo spreco di risorse pubbliche. «Gli ossigenatori li piazzarono qui, lungo il cosiddetto “becco d’anatra”, verso il canale scolmatore. Dovevano entrare in funzione ad ogni segnale di asfissia dello stagno: non è mai successo», racconta.

Questa non è l’unica storia di opere realizzate e mai concluse in uno stagno che potrebbe essere una vera e propria miniera d’oro per operatori e territorio. Invece lo stagno è sempre meno redditizio e quest’anno, raccontano i pescatori, ha raggiunto il record negativo, con un calo del 70 per cento di pescato, tanto da imporre al Consorzio una scelta draconiana: destinare praticamente tutto quello che è stato tirato su con le reti all’ittiturismo «altrimenti – dice Cossu – rischiavamo di chiudere anche quello». Dopo la moria, la peschiera è stata ricostruita distante dall’impianto originario e solo una parte dei fondali è stata dragata e liberata dai detriti che arrivano dal rio Mar’e foghe. «I lavori si sono fermati all’altezza del canale scolmatore, formando così un dislivello che se non si interviene subito, rischia di provocare problemi seri», spiega Gianni Usai. La Regione, nel frattempo, ha reperito altri due milioni di euro che dovrebbero servire per completare i lavori, indispensabili per favorire un corretto ricambio delle acque, migliorando dunque le condizioni per favorire la produttività dello stagno. Fondi però ancora fermi e i pescatori temono che ci vorranno ancora degli anni prima che le opere, tanto attese quanto necessarie, possano essere realizzate. Dice Giuliano Cossu. «Il Consorzio continua a tenere alta l’attenzione sul futuro degli stagni: tutte le volte che ne abbiamo discusso con politici e amministratori, abbiamo rivendicato la realizzazione di quelle opere che per la laguna sono fondamentali». (m.c.)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes