«Attentato Isis a Venezia», ma era un’invenzione

Marocchino che risiedeva a Milis raccontò tutto ai carabinieri: calunnia e procurato allarme

ORISTANO. Un attentato dell’Isis a San Marco a Venezia. Una delle piazze più famose del mondo da mettere a ferro e fuoco in nome dell’Islam. Chi diede l’informazione ai carabinieri era pronto a giurarlo persino su Maometto, ma quel che conta per la giustizia è che mise a verbale tutta questa ricostruzione di fronte al comandante del Reparto operativo dei carabinieri, Sebastiano Battino, che sino a qualche anno fa era in servizio a Oristano.

Fu lui a raccogliere la testimonianza di El Abbi Khalil, cittadino marocchino che risiedeva a Milis. Gli raccontò che conosceva un suo connazionale e un siriano che erano tornati dalla Turchia con una valigia piena di soldi e ordini? Loro dicevano di esser stati fuori per lavoro, lui sosteneva si fossero affiliati all’Isis e stessero programmando un attentato terroristico in piazza San Marco. Questa rivelazione mise in moto gli apparati di sicurezza e fece scattare un imponente sistema di indagine che ovviamente aveva come obiettivo quello di scongiurare la strage di Venezia.

Le indagini ci furono, l’esito fu però differente. Anzi la situazione si ribaltò e ora a processo per calunnia e procurato allarme, accusato dal pubblico ministero Daniela Caddeo, si trova proprio El Abbi Khalil. Si sarebbe inventato tutto e le due persone indicate come potenziali terroristi sono intanto diventati parti offese nel procedimento, a patto che queste persone esistano davvero e non siano a loro volta dei misteriori e inventati personaggi. Lo si scoprirà nelle prossime udienze del processo che si svolge davanti al pubblico ministero Elisa Marras e che proseguirà l’8 marzo. Ieri hanno invece testimoniato proprio il capitano Sebastiano Battino e un altro carabiniere del Raggruppamento Operativo Speciale che si occupò di fare delle verifiche sui computer. (e.carta)

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