Medici in trasferta, diffida bis all’Assl

Contestato l’obbligo di prestare servizio anche a Ghilarza e Bosa

ORISTANO. La prima diffida non ha sortito gli effetti sperati e così ne è partita una seconda. È rivolta nuovamente all’Assl e l’argomento è il medesimo della precedente: l’obbligo per i medici del San Martino di fare i pendolari così da coprire le falle nell’organico degli ospedali di Ghilarza e Bosa. Il primo passo era stato compiuto dai medici a fine dicembre, tramite l’avvocato Giacomo Doglio. Si chiedeva già allora di sospendere il provvedimento con cui tredici dirigenti medici imponevano ai loro colleghi di prestare il servizio lavorativo anche al di fuori dell’ospedale cui sono assegnati, ma l’ordine partito dall’alto non era risultato troppo gradito. Visto che l’Assl non aveva fatto marcia indietro, è scattata quindi la seconda diffida che contesta la «mobilità d’urgenza» e di cui è stato portato a conoscenza anche l’ispettorato per il lavoro.

A questo punto l’Assl potrebbe essere costretta a ritornare davvero sui propri passi, ma la decisione non sarebbe comunque indolore perché con questo sistema della mobilità tra ospedali della medesima Assl, per tutto gennaio e in questi primi giorni di febbraio, sono stati garantiti i servizi negli ospedali di Ghilarza e Bosa, dove la carenza di medici sta costringendo vari reparti a funzionare a singhiozzo.

La diffida però rimarca anche un altro aspetto e cioè che anche l’organico del San Martino è insufficiente e che costringere i medici alle trasferte abbia pesanti conseguenze sulla gestione dell’attività nel principale dei tre presidi sanitari all’interno della struttura complessa di Medicina. In più ci sarebbero violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, oltre al fatto che gli “inviati” sono obbligati a svolgere il turno di guardia medica notturna a Bosa che copre la Medicina, il pronto soccorso e la Chirurgia. (e.carta)

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