Ria Elisabeth Mac Carthy “suicide girl” e onlyfanser: «Io, icona sexy e milioni di follower. Olbia mi stava stretta ma mi manca»
Dalle foto nuda all’Internet point alle richieste più strane, la lingua biforcuta e i tanti pregiudizi: «Lo Stato discrimina il mondo del sex working, poi un dodicenne trova di tutto sul web»
La rincorsa è durata un anno. Ma c’è da capirla, ogni giorno le chat a cui rispondere sono centinaia («rispondo personalmente ai follower, non uso agenzie»). Quando ci parli, dietro ai 5,5 milioni di seguaci e al successo, ritrovi la semplice ragazza olbiese, dal tono di voce dolce e divertito. Ria Elisabeth Mac Carthy è la suicide girl italiana più popolare, attiva come modella e creatrice di contenuti da vent’anni. I capelli azzurri e i tatuaggi sono il suo marchio.
Ria, è diventata famosa come “Suicide girl” ma come ha iniziato?
«Ho conosciuto le Suicide girls nel 2006, grazie a un articolo su “Jack”, una rivista di tecnologia in cui si parlava di ragazze tatuate che facevano le modelle. Ho ritagliato la pagina e l’ho portata nel mio portafoglio per mesi. A gennaio 2007 ho mandato la candidatura: dati anagrafici, foto del documento e quattro foto, di cui almeno una di nudo. Non avevo internet a casa, andai in un internet point a Olbia e caricai le foto sul sito. Però mi dimenticai di cancellarle da quel computer...».
Chi ha utilizzato la postazione dopo di lei le ha viste?
«Sì. Diciamo che divenni virale senza volerlo».
Il corpo non come tempio sacro intoccabile ma come specchio dell’anima, sempre in evoluzione: è la sua concezione?
«Se dovessi appendere un cartello sul mio corpo sarebbe “work in progress”. Tatuaggi, body modification, chirurgia estetica, il mio corpo cambia continuamente perché mi piace vederlo come un progetto».
E l’idea della lingua biforcuta?
«Quando avevo 17 anni mi capitò tra le mani un libro sulle body modification e me ne innamorai, poi anni dopo, lavorando nel mondo del tattoo e piercing, trovai il coraggio e la persona giusta e feci questa follia. In una scala di dolore da 1 a 10, darei un bel 9, ma ne è valsa la pena. È la mia modifica preferita».
Che ne pensa della bellezza? Dura per sempre o finisce?
«Sta negli occhi di chi guarda. C’è chi trova la bellezza nei canoni estetici classici, chi nella particolarità, credo che in ogni caso non svanisca, si evolve, cambia, ma rimane».
È un’icona da vent’anni, com’è cambiato il modo di proporre contenuti online?
«Ho iniziato ai tempi di MySpace, bastava avere un po’ di personalità, postare foto carine e si diventava dei personaggi. Adesso è più difficile perché devi studiare l’algoritmo, spiccare tra milioni di altri post di persone reali e modelle Ai. I primi anni avevo lo stigma di quella che faceva contenuti piccanti, poi quando sono arrivati i lavori come modella per riviste, pubblicità, video musicali e programmi tv, non ero più solo quella che si faceva fotografare mezza nuda».
Lei è andata via presto da Olbia, ora vive in Svizzera. Le manca l’isola?
«Mi manca la mia famiglia, il cibo, i paesaggi, ma devo dire che l’Olbia di vent’anni fa mi andava un po’ stretta. Adesso, quando torno, apprezzo Olbia e tutta la Sardegna come sicuramente non facevo quando ci vivevo».
Onlyfans: perché ha così successo?
«Ha dato la possibilità di interagire con la propria creator preferita, di avere un contatto diretto e intimo. Di contenuti erotici e porno gratis ne è pieno il web, chi si abbona vuole un’esperienza più intima, spesso neanche basata sul sesso. Io ho abbonati che sono lì dal primo giorno, mi stimano, pagano l’abbonamento perché danno valore al mio tempo, ma magari non hanno mai fatto riferimento a qualcosa di sessuale».
I suoi sono fan a tutti gli effetti, fin dove si spingono?
«Tanti dei miei followers hanno la mia faccia tatuata sul loro corpo, questa credo sia una maniera insuperabile di dimostrare affetto e stima».
Incredibile, e invece mi dice le richieste più strane che riceve?
«Un classico sono le mutandine usate, poi l’acqua della vasca dopo il bagno e fluidi corporali vari».
Finora ho dato per scontato siano tutti iscritti maschi, ci sono anche donne nel suo canale?
«Si, moltissime ragazze. Alcune perché super fan, altre per avere consigli su come far funzionare il loro profilo da sole senza agenzie e chatter, altre semplicemente come supporto».
Ria tra dieci anni: come si vede?
«Lontana dai social, nel mio santuario per animali con handicap o anziani o abbandonati e in cerca di famiglia, con una parte dedicata alla pensione per cavalli, che sono la mia passione. Adesso faccio una vita ritirata, ma comunque ho shooting e viaggi, tra dieci anni potrò dedicarmi al cento per cento alla cura degli animali. Non so ancora in che parte del mondo. Forse in Italia?».
È stata lanciata la raccolta firme per un decreto legge che abolisca la “tassa etica” su chi lavora con contenuti espliciti, tra le testimonial anche Valentina Nappi.
«La tassa etica esiste dal 2006, è stata approvata durante il governo Berlusconi. Lo so, fa sorridere. Io la trovo una cosa anticostituzionale e discriminatoria, come se il mondo del sex working non fosse abbastanza stigmatizzato nonostante tutti usufruiscano dei prodotti di tale lavoro. Lo Stato non si può permettere di utilizzare il fisco per moralizzare un lavoro che è legale a tutti gli effetti».
Cosa comporta?
«Nulla a livello di fruizione, se non che chi fa porno e guadagna tanto va a vivere dove non deve pagare un ulteriore 25% oltre le tasse che già paga. Lo Stato combatte una cosa senza conoscere le basi, così è per il controllo dell’età sui siti porno. Non ha alcun senso visto che qualunque dodicenne può andare su telegram e trovare letteralmente qualunque tipo di contenuto, anche quelli illegali».

