Il grido d’allarme degli artigiani: «Aiutateci o è la fine»
di Michela Cuccu
Non basta il contributo di 600 euro promesso dal governo «Le bollette corrono anche se le botteghe sono chiuse»
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ORISTANO. «I 600 euro erogati per ogni azienda non potranno mai coprire le falle determinate dalla prolungata fermata dele attività». Marco Franceschi, direttore della Confartigianato di Oristano, non nasconde le fortissime preoccupazioni per il futuro delle aziende. In questi giorni, anche negli uffici delle associazioni di categoria, si sta provvedendo a raccogliere ed inviare all’Inps le domande per l’ottenimento del bonus. «Non abbiamo un numero di quante saranno le imprese a chiedere questa forma di aiuto, anche perché molto di questo lavoro è affidato ai consulenti del lavoro e ai commercialisti, ai quali gli imprenditori si rivolgono per la contabilità aziendale – spiega Franceschi – tuttavia non è difficile immaginare che saranno praticamente tutti questa somma che, evidentemente, mai e mai potrà coprire gli effetti di una fermata delle attività così prolungata». Tutti i settori dell’artigianato sono in sofferenza a causa del blocco.
Si parte dall’edilizia. «La chiusura dei cantieri significa la fermata di una fetta grossa di lavoratori anche delle attività collegate. Fermare un cantiere è come fermare una fabbrica, con gli stessi effetti devastanti sulle famiglie», dice Franceschi. Il direttore di Confartigianato aggiunge: «tutte le aziende oltre a non poter più guadagnare, si trovano a dover far fronte a spese importanti che, a parte tasse e versamenti contributivi per i quali è stata giustamente, accordata una sospensione; resta tutto il resto, come, gli affitti dei locali, le bollette dell’acqua e dell’elettricità, che invece, dovranno essere saldate alla cadenza prevista». Franceschi spiega come questo stop stia trasformandosi in una vera e propria emergenza per tanti piccoli e medi imprenditori. «So di un ristoratore, che come tutti ora non sta lavorando, che si è sentito dire dal proprio gestore dell’energia che se non pagherà entro i termini si vedrà staccare la luce». A questo si aggiungono gli affitti, cob i canoni che se non saldati, comunque si accumuleranno, con difficoltà anche per i proprietari dei locali. Ovviamente, per chi proprio in questo periodo dell’anno, con diverse festività, contava di poter lavorare, il prolungarsi della fermata sta determinando serissimi problemi. «Buona parte dell’artigianato locale – spiega ancora Franceschi – è direttamente collegato al turismo. Con una stagione che rischia di saltare, e che comunque si svolgerà in maniera anomala, settori come l’ artigianato artistico o l’agroalimentare di qualità, solo per fare due esempi, avranno pesantissime ripercussioni. «Questa fermata sta creando enormi problemi ed anche delle disparità determinate da scelte discutibili». L’esempio viene dalla produzione di alimenti «Mentre i panifici, giustamente, non sono stati fermati dal decreto, altrettanto non è accaduto con le pasticcerie che ora sono chiuse». Pasticcerie chiuse e non solo. «Credo che si debba pensare ad una strategia di sostegno reale per l’impresa, altrimenti sarà un disastro – dice Franceschi – abbiamo serie preoccupazione per la sopravvivenza delle imprese e non è fantasia immaginare che, alla fine dell’emergenza, molte imprese falliranno».
Si parte dall’edilizia. «La chiusura dei cantieri significa la fermata di una fetta grossa di lavoratori anche delle attività collegate. Fermare un cantiere è come fermare una fabbrica, con gli stessi effetti devastanti sulle famiglie», dice Franceschi. Il direttore di Confartigianato aggiunge: «tutte le aziende oltre a non poter più guadagnare, si trovano a dover far fronte a spese importanti che, a parte tasse e versamenti contributivi per i quali è stata giustamente, accordata una sospensione; resta tutto il resto, come, gli affitti dei locali, le bollette dell’acqua e dell’elettricità, che invece, dovranno essere saldate alla cadenza prevista». Franceschi spiega come questo stop stia trasformandosi in una vera e propria emergenza per tanti piccoli e medi imprenditori. «So di un ristoratore, che come tutti ora non sta lavorando, che si è sentito dire dal proprio gestore dell’energia che se non pagherà entro i termini si vedrà staccare la luce». A questo si aggiungono gli affitti, cob i canoni che se non saldati, comunque si accumuleranno, con difficoltà anche per i proprietari dei locali. Ovviamente, per chi proprio in questo periodo dell’anno, con diverse festività, contava di poter lavorare, il prolungarsi della fermata sta determinando serissimi problemi. «Buona parte dell’artigianato locale – spiega ancora Franceschi – è direttamente collegato al turismo. Con una stagione che rischia di saltare, e che comunque si svolgerà in maniera anomala, settori come l’ artigianato artistico o l’agroalimentare di qualità, solo per fare due esempi, avranno pesantissime ripercussioni. «Questa fermata sta creando enormi problemi ed anche delle disparità determinate da scelte discutibili». L’esempio viene dalla produzione di alimenti «Mentre i panifici, giustamente, non sono stati fermati dal decreto, altrettanto non è accaduto con le pasticcerie che ora sono chiuse». Pasticcerie chiuse e non solo. «Credo che si debba pensare ad una strategia di sostegno reale per l’impresa, altrimenti sarà un disastro – dice Franceschi – abbiamo serie preoccupazione per la sopravvivenza delle imprese e non è fantasia immaginare che, alla fine dell’emergenza, molte imprese falliranno».
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