«State uccidendo il San Martino»
di Michela Cuccu
La Uil attacca l’Ats. La riduzione degli anestesisti da 21 a 13 taglia quattro sale operatorie
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ORISTANO. Solo 13 anestesisti per il San Martino e ora, i sindacati chiedono l'intervento della Regione. La Uil manderà una nota al commissario straordinario dell'Ats, al direttore generale della Assl e all'assessore regionale della Sanità.
Lo annuncia il segretario provinciale del sindacato, Michele Zucca aprendo una discussione su un problema in realtà noto, ovvero che al San Martino mancano all'appello ben 9 anestesisti.
«Non è normale che nell’arco di pochi mesi si sia scesi da 21 ad appena 13 anestesisti in organico - dice Zucca – quando ci sarà la ripresa della normale attività ospedaliera, il San Martino, se la situazione resterà invariata, non potrà più svolgere gli interventi chirurgici programmati. Con un numero così ristretto di anestesisti, infatti, si potrà tenere aperta soltanto una sala operatoria, contro le cinque di cui dispone l'ospedale».
Zucca delinea per il futuro uno scenario allarmante: «Le liste d'attesa, che già erano lunghissime, ora lo sono diventate ancor di più a seguito dell'emergenza sanitaria che ha fatto sospendere gli interventi chirurgici programmati, rinviandoli di molti mesi. Allo stato attuale nessuno può avere una data certa della ripresa dell'attività al di fuori delle urgenze». Sicuramente, ci sarà un carico di lavoro enorme da smaltire. «Sarà impossibile affrontare la situazione con organici così ridotti – afferma il segretario dela Uil – di conseguenza molti pazienti saranno costretti a rivolgersi ad altre strutture fuori provincia e magari alle cliniche private». Secondo il sindacato tutto questo comporterà un enorme aggravio di spesa nei bilanci della sanità pubblica.
«Potrebbe costare moltissimo non assicurare al San Martino organici adeguati, perché non si può certo pretendere che i pazienti possano accettare altri rinvii» afferma il sindacalista. «Va poi considerato che per dotare il nosocomio di cinque sale operatorie negli anni sono state investite significative risorse, tenerne chiuse quattro, quando l’utenza c’è ma manca il personale perché lo si è lasciato andar via, senza provvedere a rimpiazzarlo è a dir poco folle» . Fin qui la situazione vista sotto l'aspetto meramente contabile. «A pagare di più saranno i pazienti, costretti a viaggiare per farsi curare, con tutte le conseguenze che non è difficile immaginare», denuncia Zucca, questo non lo possiamo permettere». Per questo motivo il sindacato ha pronta una nota nella quale, chiederà chiarimenti.
«Al San Martino le carenze di medici purtroppo non riguardano solo gli anestesisti, da tempo siamo senza primari di Chirurgia e Pediatria. E poi c’è l’emodinamica che d’estate chiude per mancanza di medici. Non è questo l’ospedale che vogliamo». Zucca conclude con una riflessione sul destino della sanità pubblica nell’Oristanese. «Il territorio ha diritto di avere un ospedale di primo livello come prevede il riordino della rete ospedaliera. Se si continuerà a depauperare gli organici, di fatto verranno a mancare i servizi. A pagare saranno ancora una volta i cittadini».
Lo annuncia il segretario provinciale del sindacato, Michele Zucca aprendo una discussione su un problema in realtà noto, ovvero che al San Martino mancano all'appello ben 9 anestesisti.
«Non è normale che nell’arco di pochi mesi si sia scesi da 21 ad appena 13 anestesisti in organico - dice Zucca – quando ci sarà la ripresa della normale attività ospedaliera, il San Martino, se la situazione resterà invariata, non potrà più svolgere gli interventi chirurgici programmati. Con un numero così ristretto di anestesisti, infatti, si potrà tenere aperta soltanto una sala operatoria, contro le cinque di cui dispone l'ospedale».
Zucca delinea per il futuro uno scenario allarmante: «Le liste d'attesa, che già erano lunghissime, ora lo sono diventate ancor di più a seguito dell'emergenza sanitaria che ha fatto sospendere gli interventi chirurgici programmati, rinviandoli di molti mesi. Allo stato attuale nessuno può avere una data certa della ripresa dell'attività al di fuori delle urgenze». Sicuramente, ci sarà un carico di lavoro enorme da smaltire. «Sarà impossibile affrontare la situazione con organici così ridotti – afferma il segretario dela Uil – di conseguenza molti pazienti saranno costretti a rivolgersi ad altre strutture fuori provincia e magari alle cliniche private». Secondo il sindacato tutto questo comporterà un enorme aggravio di spesa nei bilanci della sanità pubblica.
«Potrebbe costare moltissimo non assicurare al San Martino organici adeguati, perché non si può certo pretendere che i pazienti possano accettare altri rinvii» afferma il sindacalista. «Va poi considerato che per dotare il nosocomio di cinque sale operatorie negli anni sono state investite significative risorse, tenerne chiuse quattro, quando l’utenza c’è ma manca il personale perché lo si è lasciato andar via, senza provvedere a rimpiazzarlo è a dir poco folle» . Fin qui la situazione vista sotto l'aspetto meramente contabile. «A pagare di più saranno i pazienti, costretti a viaggiare per farsi curare, con tutte le conseguenze che non è difficile immaginare», denuncia Zucca, questo non lo possiamo permettere». Per questo motivo il sindacato ha pronta una nota nella quale, chiederà chiarimenti.
«Al San Martino le carenze di medici purtroppo non riguardano solo gli anestesisti, da tempo siamo senza primari di Chirurgia e Pediatria. E poi c’è l’emodinamica che d’estate chiude per mancanza di medici. Non è questo l’ospedale che vogliamo». Zucca conclude con una riflessione sul destino della sanità pubblica nell’Oristanese. «Il territorio ha diritto di avere un ospedale di primo livello come prevede il riordino della rete ospedaliera. Se si continuerà a depauperare gli organici, di fatto verranno a mancare i servizi. A pagare saranno ancora una volta i cittadini».
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