oristano
cronaca

Le badanti penalizzate due volte dal covid

Nelly, in Italia dal 2004, racconta la storia di molte colleghe, “prigioniere” nelle case dei loro assistiti


20 maggio 2020


ORISTANO. «Per noi badanti, l'emergenza covid è stata un'esperienza durissima. Molte di noi hanno perso il lavoro e sono state costrette a rimanere qua, pagando una casa e da mangiare, anche se non avevano soldi». Neluta Preda, Nelly per gli amici, è una delle tante badanti romene che lavorano in città. Originaria di Craiova, città di 300 mila abitanti a Ovest di Bucarest, in Sardegna è arrivata nel 2004, quando aveva 36 anni. «Arrivai qui per lavorare come badante, dato che in Romania non c'era più lavoro – dice – io ad esempio facevo la gruista ma poi il cantiere aveva chiuso e con il solo stipendio da operaio (che si ferma a 200 euro al mese) di mio marito e un figlio da crescere, non avevamo più speranze e all'epoca, venire a lavorare in Italia era piuttosto ambito». Oggi Nelly ha una visione molto più cruda della sua permanenza in Sardegna, soprattutto durante questi ultimi mesi. «Chi di noi è stata licenziata è rimasta praticamente prigioniera. Con le frontiere chiuse per via della pandemia non sono potute ritornare dalle proprie famiglie. Ma anche rientrare a casa costa tanto, con il rischio di non poter più ritornare in Italia perché nel frattempo, un'altra ha preso il tuo posto di lavoro. Anche per chi il lavoro lo ha mantenuto non è stato facile, molte hanno dovuto rinunciare anche alla giornata di riposo per evitare rischi di contagio». E' una testimonianza amara, la sua, che dà il senso di quanto difficile sia la condizione degli immigrati stranieri.

«I familiari dei nostri assistiti, una volta rimasti a lavorare da casa o collocati in cassa integrazione o peggio, licenziati, hanno deciso di far a meno di noi e per risparmiare hanno fatto loro da badanti. Non li critico, ma perdere il lavoro per noi che siamo lontanissime da casa, è disperante». Nelly spiega che a Oristano di badanti straniere ce ne siano alcune centinaia. «I primi anni eravamo tantissime e ne arrivavano in continuazione. Io, come tutte, arrivai con il sistema del passaparola: pagai una persona del mio Paese che mi aveva trovato un lavoro qui. Il mio primo lavoro in Italia. Fui abbastanza fortunata e mi trattarono bene e questo mi aiutò a sopportare la lontananza». Però aggiunge. «Lo stipendio non sempre è quello da contratto. «Purtroppo qui, in Sardegna dove c'è già poco lavoro per gli italiani, non è raro che ci paghino di meno. Per questo appena possono, tante vanno via, magari in Austria, dove gli stipendi sono più alti».

Michela Cuccu

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