Oristano, col georadar alla scoperta della città sotterranea

Con gli stessi strumenti usati a Mont ’e Prama riprende l’esplorazione dei cunicoli di origine medievale

ORISTANO. Una mappa della città nascosta, da realizzare con l’ausilio della tecnologia georadar che è diventata ormai uno dei marchi di fabbrica della facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari. Le ricerche si svolgeranno il 18 e il 19 giugno, giorni nei quali piazza Manno e altre vie della parte interna del centro storico saranno vietate alle auto e ai pedoni. In quella che una volta era pratza de Sa Maioria, centro politico della vita giudicale, e nei pressi della chiesa e del convento di Santa Chiara saranno all’opera gli esperti di Henge, costola del dipartimento di ingegneria dell’ateneo cagliaritano, che con i loro macchinari cercheranno di tracciare le anomalie del sottosuolo di una porzione importante della città medievale.

Con la stessa tecnologia usata a Mont ’e Prama, dalla superficie si cercherà di ricostruire la rete di cunicoli che collegano fra loro i punti nevralgici della capitale del più importante giudicato sardo. Difficile fare previsioni, ma questa sicuramente è la speranza di molti, alimentata da racconti di crolli improvvisi nei cortili del centro e di botole murate presenti in molti edifici. Le cavità ci sono sicuramente sotto il manto stradale, ma per molti avevano una natura ben più pragmatica: cisterne di raccolta dell’acqua piovana per l’approvvigionamento idrico della città. In ogni caso è una risorsa da riscoprire per conoscere meglio la storia di Oristano e, magari, da valorizzare in chiave turistica.

L’intervento riguarderà piazza Manno, via Angioy e via Crispi il 18 giugno e vico Arquer e via Santa Chiara il 19 giugno. Il tutto si inserisce in un quadro più ampio, il percorso di ricerca sui sotterranei cittadini curato dall’amministrazione comunale e che si divide in due tronconi. Da un lato la collaborazione con l’associazione Oristano Nascosta, che già in passato ha organizzato presentazioni pubbliche delle proprie ricerche destando l’interesse di molti curiosi, e con la Henge, che prevede appunto l’utilizzo del georadar. Dall’altro l’operazione dello Speleo Club cittadino che, insieme all’architetto Francesco Deriu e a Comune, Provincia e Curia sta portando avanti la mappatura delle cavità artificiali cittadine. Un intervento che l’anno scorso li aveva portati nella cisterna sotterranea del chiostro del Carmine: «Uno spazio di circa 100 metri quadri con pilastri in muratura che sembrerebbero più antichi del convento stesso» aveva raccontato lo speleologo Gianni Loddo. (dav.pi.)

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