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«Espropri pagati poco», Fds e Comune finiscono in tribunale

ORISTANO. Si chiude anche l’ultimo spiraglio per trovare evitare lo scontro in tribunale tra Comune e Ferrovie dello Stato. Non scoppia infatti la pace sulla questione degli espropri dei terreni...


16 luglio 2020


ORISTANO. Si chiude anche l’ultimo spiraglio per trovare evitare lo scontro in tribunale tra Comune e Ferrovie dello Stato. Non scoppia infatti la pace sulla questione degli espropri dei terreni interessati dai progetti di Oristano Est e, in particolare, su quelli che interessano il parco lineare sul vecchio raccordo ferroviario tra il porto e la stazione, uno dei progetti più corposi del piano. Fds ha rifiutato formalmente l’indennità di esproprio proposta dal Comune per quasi 800mila euro e ora la somma sarà quella che verrà stabilità dalla corte d’appello di Cagliari, a cui la società del ministero dei Trasporti si è rivolta a maggio.

L’amministrazione comunale, che ha accolto con irritazione la posizione di Ferrovie, spiega che la società proprietaria dei binari e dei terreni circostanti punta a un’indennità quasi doppia rispetto alla somma stabilita dal Comune, ovvero vuole più di un milione e mezzo. Se dai giudici dovesse arrivare una pronuncia favorevole a Fds si tratterebbe di una brutta tegola per il bilancio del Comune, ma l’ente locale ha dalla sua già due pronunce: la prima è dell’Agenzia delle Entrate, che aveva stimato un’indennità di 791mila euro, la seconda è della commissione peritale composta da un tecnico di nomina comunale, uno scelto da Ferrovie e uno nominato dal Tribunale di Oristano, che aveva confermato la prima stima.

L’esproprio in ogni caso non è in dubbio, anzi il Comune va avanti e ha notificato formalmente alle Ferrovie il passaggio di proprietà, invitandola anche a presenziare all’immissione in possesso che si svolgerà nei prossimi giorni. Ciò per cui si dovrà attendere è la quantificazione dell’indennità. Per il momento il Comune ha versato alla Cassa depositi e prestiti la somma, a cui bisogna aggiungere 174mila euro di Iva. Ora si attende la corte d’appello. (dav.pi.)

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