Ardia, a Sedilo è lite continua

In consiglio comunale il sindaco non apre il dibattito e la minoranza lascia l’aula del consiglio comunale

SEDILO. Clima da resa dei conti pur in assenza dell’opposizione, che ieri ha abbandonato l’aula del consiglio comunale poco prima che il sindaco facesse le sue comunicazioni sui recenti fatti collegati all’Ardia. Esaminato il sesto punto all’ordine del giorno, gli esponenti di Progresso Sedilo si sono congedati contestando la formula scelta dal primo cittadino per trattare la questione. «Dato che per regolamento le comunicazioni non prevedono replica, riteniamo la nostra presenza non necessaria. Ma rimarremmo se apriste a tutti la discussione», ha proposto la capogruppo Sara Lampreu.

La richiesta è stata licenziata con un secco rifiuto. «Avete già discusso ampiamente», ha replicato Salvatore Pes prima di pronunciarsi sulle tensioni e sui veleni che hanno contrassegnato l’Ardia mai corsa. Il sindaco ha respinto le accuse di chi lo ha additato come l’artefice delle contrapposizioni scaturite dalla cancellazione della manifestazione e ha smentito contrasti con il vescovo, il parroco e le altre istituzioni affermando che le polemiche si fossero innescate sulla base di supposizioni e interpretazioni sbagliate.

«La situazione sta veramente degenerando e un po’ tutti si lasciano andare a libere interpretazioni che non hanno nulla a che vedere con la realtà. Dispiace molto, perché si sta creando un clima infuocato di cui il sottoscritto viene ritenuto responsabile finendo sui giornali malgrado non rilasci dichiarazioni o diffonda documenti», ha protestato Pes chiamando in causa la minoranza e l’ex assessore Gianni Meloni in particolare.

«Hanno sempre affermato che io volessi a tutti i costi l’Ardia creando ulteriori malumori. Cose assurde, come dimostra anche la delibera del 24 giugno sulla destinazione ad altre attività dei fondi previsti per i festeggiamenti di San Costantino. Significa che già da quella data l’amministrazione non pensava più ad alcuna Ardia. Volevamo solo dare un segnale alla comunità e a tutti i fedeli».

Sui rapporti con le istituzioni, il primo cittadino ha ammesso: «Tutti abbiamo commesso degli errori ma non c’è stato disaccordo. È vero, c’è stata una “presa di forza” con alcune istituzioni, ma penso fosse doveroso visto ciò che è accaduto». Il capo dell'esecutivo non ha risparmiato strali neppure al predecessore, Alessio Petretto, e al presidente dell’associazione Santu Antinu, Franco Putzulu, invitati ad uscire allo scoperto. Al comitato Salvatore Pes ha riservato forse l’attacco più duro rinfacciandogli di aver «Pugnalato il parroco alle spalle non dando alcuna disponibilità per un supporto allo svolgimento delle funzioni religiose».

A sferrare l’offensiva finale è stato il vicesindaco Salvatore Putzolu, che ha accusato la minoranza di essersi resa protagonista di «Un attacco vile, mistificatorio e offensivamente gratuito, teso a criminalizzare e a screditare l’avversario politico», ha detto. Parlando a nome della maggioranza, il vice ha poi legittimato le intenzioni del sindaco di «Metter su una tenue speranza che permettesse una pur minima rappresentazione simbolica degli eventi religiosi in base alle aperture previste dalla circolare ministeriale del 13 giugno».

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