Assunzioni pilotate a Oristano, i giudici: «Ha ragione l’indagata»

La Cassazione annulla la misura cautelare ai danni di Agnese Canalis

ORISTANO. Non era un anello di congiunzione, ma un satellite finito nei guai solo per aver orbitato attorno al pianeta della sanità oristanese. Non la sanità smantellata pezzo dopo pezzo e in crisi, ma quella che, secondo la procura oristanese, aveva messo in piedi un sistema di assunzioni pilotate che dovevano servire al Partito dei Sardi come serbatoio elettorale. Per Agnese Canalis, sassarese di 51 anni coinvolta nell’inchiesta e colpita dalla misura interdittiva che per un anno le ha impedito di svolgere la sua precedente professione all’interno di un’agenzia per il lavoro interinale, la voglia di non arrendersi ha portato frutti maturi.

Li ha raccolti grazie a una sentenza della Cassazione e a quella conseguente della sezione lavoro del tribunale. Il doppio pronunciamento forse già ridimensiona il suo ruolo nell’inchiesta Ippocrate per la quale sono indagati e presto saranno di fronte al giudice per le udienze preliminari i vecchi vertici della sanità oristanese. Sono Antonio Onorato Succu, 59 anni, sindaco di Macomer coinvolto nell’indagine del pubblico ministero Armano Mammone in quanto ex direttore del dipartimento delle cure chirurgiche dell’ospedale San Martino di Oristano; l’ex primario dell’Unità operativa di Anestesia dello stesso ospedale nonché ex consigliere regionale del PdS, Augusto Cherchi, 57 anni di Suni; l’ex direttore delle professioni sanitarie Giovanni Piras, 53 anni di Ghilarza; infine Salvatore Manai, 45 anni di Silanus, infermiere caposala nel blocco operatorio del San Martino.

Tra gli indagati della prima ora colpiti anche da misura cautelare o interdittiva c’era anche Agnese Canalis, ritenuta dall’accusa amministratrice dell’agenzia interinale E-Work, di cui i vecchi vertici della sanità oristanese si sarebbero serviti per reclutare lavoratori dal curriculum particolare: secondo la procura non venivano assunti per le loro capacità, ma perché fedelissimi del Partito dei Sardi e capaci di ricambiare il favore con i voti quando il PdS avesse fatto la chiamata alle urne.

Tutti gli indagati colpiti da misura cautelare, dopo aver presentato appello, si erano fermati alla soglia della Cassazione. Tutti tranne una, Agnese Canalis appunto, che, assistita dagli avvocati Liliana Pintus e Massimiliano Ravenna, ha insistito sino all’ultimo grado di giudizio per la misura interdittiva legata al reato di frode nelle pubbliche forniture. Nelle scorse è arrivato il pronunciamento che intanto sgombra il campo da un equivoco: Agnese Canalis non era l’amministratrice delegata della E-Work, ma una semplice dipendente. I giudici hanno poi esaminano nel dettaglio i rapporti tra l’Assl oristanese allora diretta da Mariano Meloni, che tra gli indagati non ha un ruolo di primo piano nella gestione del presunto sistema di assunzioni accomodate e concorsi pilotati, la stessa Agnese Canalis e l’agenzia E-Work. La Cassazione ritiene che la frode potesse avere luogo solo in presenza di un precedente contratto o comunque di una direttiva che obbligasse la E-Work a rispettare certe modalità di selezione del personale. Gli avvocati difensori hanno sostenuto sin dal primo momento, trovando infine ragione, che nel lavoro in somministrazione, che non garantisce l'accesso al pubblico impiego, non trovano applicazione le procedure concorsuali proprio perché i soggetti chiamati al lavoro mediante l’agenzia non vengono assunti dalla pubblica amministrazione e quindi non accedono di fatto al pubblico impiego.

Stabilito ciò il tribunale del lavoro ha fatto il passo successivo annullando la sospensione dal lavoro decisa dalla E-Work e stabilendo che l’agenzia debba pagare alla sua dipendente le retribuzioni arretrate di tutti questi mesi e le spese legali.

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