I sotterranei degli Arborea sepolti dal nuovo progetto

In vista del rifacimento di piazza Manno, “Oristano Nascosta” lancia l’allarme  «Dimenticata la rete di cunicoli che collegava diverse zone del centro storico»

ORISTANO. La nuova piazza Manno doveva essere la porta d’accesso verso lo scrigno. Rischia invece di diventare la pietra tombale su un tesoro che la città stava provando a riscoprire. L’avevano chiamata “Oristano nascosta”, nome che poi aveva preso anche l’associazione che aveva avviato le ricerche nel sottosuolo del centro storico. Custodisce segreti che riportano ai giorni dell’epopea giudicale: sotto numerose strade di un’area piuttosto ampia, un’estesa rete di cunicoli, il cui uso antico non è del tutto chiaro – erano cisterne d’acqua o qualcosa di molto simile a dei percorsi segreti che consentivano la fuga dalla città in caso di assedio e potevano persino ospitare delle truppe? – sembrava poter diventare l’anello di congiunzione tra le esigenze di riscoperta storico culturale e di attrazione turistica.

Tutto questo però si scontra con il nuovo progetto per il rifacimento di piazza Manno. L’associazione Oristano Nascosta ha capito che lo spazio per recuperare quel bene storico dal valore inestimabile rischia di essere sepolto per sempre. Pochi giorni dall’aggiudicazione e il presidente Marco Piras affida a un intervento pubblico tutto il suo malcontento, unito a quello degli altri soci. In realtà il malumore non è dell’ultima ora e già a giugno, in occasione dell’ultima perlustrazione col georadar, qualcuno aveva storto il naso.

L’associazione aveva dato la propria disponibilità gratuita ad affiancare la società Henge, che doveva effettuare le ricerche di superficie con lo strumento che aveva in passato permesso di dare un’accelerata decisiva agli scavi di Mont ’e Prama e successivamente di scoprire la rete di cunicoli sotterranei in vari punti del centro storico. L’associazione però non era stata informata e solo dalla stampa aveva appreso della prosecuzione delle ispezioni, nonostante avesse incassato qualche mese prima le promesse dell’amministrazione Lutzu. Alla fine riuscì comunque a dare il proprio contributo, ma le ricerche col georadar furono monche. «Nella programmazione del rilievo si era prospettata la necessità della chiusura al traffico della strada e il divieto di sosta e parcheggio nell’area per tutta la durata delle operazioni – spiega Marco Piras –. Ciò non avvenne: erano presenti macchine in sosta lungo tutta la fascia parallela alla strada, costituendo ostacolo per la conduzione del georadar e determinando un rilievo incompleto. Il secondo aspetto critico era costituito dal volume occupato dalle impalcature di ristrutturazione che allora rivestivano le mura perimetrali della reggia, e che mutilavano lo spazio di azione».

Errori in partenza che hanno determinato l’esito del bando di gara per la progettazione della piazza, vinto da uno studio toscano. «La relazione storica era più compatibile con una proposta di rilievo archeologico relativo ai resti delle mura e della torre presenti nel sottosuolo già oggetto di scavo nel passato. Nessun cenno viene fatto sui cunicoli, peraltro documentati dalla commissione tecnica regionale antecedente l’abbattimento delle mura e della torre, cui fa riferimento il libro di Foiso Fois “Le mura e le torri medievali di Oristano e oggi”, e oggi documentati dalle ricerche col georadar», conclude Marco Piras che lancia l’ultima frecciata facendo riferimento «alla mortificazione e alla banalizzazione di una piazza così importante. La progettista afferma nella sua relazione che la pavimentazione sarà curata in modo adeguato laddove si presume ci siano i resti delle mura». Quel «si presume» lascia molte perplessità o le elimina del tutto.

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