Abbigliamento, il black friday non basta

Sempre più in rosso i conti del settore. I negozianti del centro storico cercano la strada giusta per stimolare gli acquisti

ORISTANO. Alla fine un po’ di gente a fare shopping c’è andata. Ma, se una rondine non fa primavera, anche un black friday non può essere indicativo di un’intera stagione. Non per un commercio in crisi da anni. Alimentari a parte, per il resto del settore è stato un vero e proprio annus horribilis, con un volume di affari in caduta libera. Vendere un po’ di più in un solo giorno di una stagione iniziata male non basterà di sicuro a risollevarne le sorti. Basta fare un giro per le vie dello shopping per rendersene conto: poca gente per strada, anche meno chi si sofferma a osservare le vetrine, quasi una rarità coloro che entrano a comprare. «Per il settore dell’abbigliamento, è un momento veramente difficile – dice Francesca Tola, titolare di uno dei negozi di abbigliamento maschile in via Tirso –. C’è pochissima gente per strada e la sera, dopo le sei, quando chiudono bar e ristoranti, qui è il deserto. Insomma, anche se qualcuno volesse acquistare non viene proprio invogliato ad uscire. Purtroppo – aggiunge – lo Stato, nei nostri confronti si è rivelato ingrato: non ci sostiene. Molti dipendenti che sono stati messi in cassa integrazione non hanno ancora ottenuto tutto quello che gli spettava. È come se non ci si volesse rendere conto che dietro ogni banco di vendita ci sono persone, tutte con una loro dignità che sta venendo schiacciata».

Molti commercianti hanno deciso di aderire alla protesta di Confcommercio e non pagheranno le imposte di fine anno. Tutti spiegano che non si tratta di una questione ideologica, ma di necessità. «Se non vendiamo non guadagniamo e intanto dobbiamo affrontare i costi per mandare avanti le nostre aziende. Poi dobbiamo anche mangiare, pagare il mutuo, mandare a scuola i figli», dicono. C’è chi per poter invertire la tendenza in calo delle vendite ha deciso di abbattere i prezzi. È il caso di Valentina Cadoni che qualche giorno fa ha scelto di vendere a metà prezzo tutta la merce del suo negozio di scarpe e accessori firmati in via Tirso. «Abbiamo approfittato del Black friday perché c’era l’esigenza di smuovere questo ristagno che per il nostro settore è gravissimo – spiega –. Un negozio come questo non può permettersi di non lavorare. Se però la gente non esce, soprattutto adesso che c’è il coprifuoco, diventiamo invisibili e di conseguenza, non vendiamo. Io però sono ottimista e spero che qualcosa cambi in fretta».

L’emergenza sanitaria ha accentuato una crisi che va avanti ormai da anni. Soprattutto nel settore della moda, gli acquisti si sono ridotti drasticamente. «In realtà la gente compra, ma lo fa online», dice Renata Marchi, titolare di un negozio di abbigliamento casual in via Figoli «Per noi, internet è il vero, pericolosissimo, concorrente, contro il quale siamo disarmati».

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