Rubavano in casa di anziani, arresti domiciliari confermati

ORISTANO. L’ordinanza di custodia cautelare rovescia sul tavolo diverse prove contro gli accusati. È il motivo per cui i tre compaesani di Buddusò, a cui si contesta aver messo a segno due furti in...

ORISTANO. L’ordinanza di custodia cautelare rovescia sul tavolo diverse prove contro gli accusati. È il motivo per cui i tre compaesani di Buddusò, a cui si contesta aver messo a segno due furti in casa di anziani nel centro storico, restano ai domiciliari. Davanti a dodici pagine in cui è ricostruito il loro modo di agire, associato a una serie di coincidenze e prove difficili da spiegare, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia che si è tenuto due pomeriggi fa di fronte alla giudice per le indagini preliminari, Silvia Palmas. La misura cautelare per Mario Tavanti, 44 anni difeso dall’avvocato Antonio Secci, Mario Soro, 41 anni difeso dall’avvocato Nicola Luchi, e Salvatore Saba, 63 anni difeso dall’avvocato Sergio Milia, resta così la stessa: a casa e senza il permesso di uscire per spesa o lavoro. Evidentemente, ciò che hanno raccolto gli agenti della squadra mobile guidati dal dirigente Samuele Cabizzosu e coordinati dal sostituto procuratore Armando Mammone ha un peso notevole.

Se la parte decisiva nell’indicare la giusta direzione che le indagini avevano preso, la diedero le telecamere di videosorveglianza che una delle vittime aveva installato fuori dalla propria abitazione, adesso a pesare sono anche altri numerosi elementi. Il percorso dei tre da Buddusò a Oristano, dove misero a segno i furti in due case che fruttarono circa 53mila euro ai ladri, è tutto registrato nelle celle telefoniche. Chilometro dopo chilometro si avvicinano al bersaglio e poi prendono la strada del ritorno.

Non basta ancora, perché le perquisizioni effettuate nei giorni scorsi nelle case dei tre indagati hanno permesso di ritrovare e quindi di sequestrare abiti, giubbotti e scarpe che i tre indossavano nel momento in cui vennero ripresi dalla telecamera dell’abitazione dell’anziano non vedente in cui erano tornati una seconda volta dopo aver messo a segno il primo colpo.

L’ordinanza descrive molto bene anche la tecnica, peraltro classica, con cui i tre agivano. La perlustrazione avveniva nel momento in cui riuscivano a entrare in casa con la scusa di vendere dei prodotti, cambiare dei soldi o bere un bicchiere d’acqua. Individuato il luogo in cui gli anziani custodivano i loro risparmi, uno di loro li distraeva, mentre i complici si mettevano in tasca il bottino. (e.carta)

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