La Nuova Sardegna

Oristano

«Fateci pescare, anche poco»

di Paolo Camedda
«Fateci pescare, anche poco»

Cabras, i ricciai professionisti, e in regola, si appellano al Comune per abolire il divieto totale

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CABRAS. «Sono ormai due anni che a noi pescatori subacquei professionali di Cabras non è consentita la pesca dei ricci all'interno dell'Area Marina protetta. Con la conseguenza che la nostra situazione economica è diventata tragica».

Non usa giri di parole David Bichi, presidente dell'Unione pescatori sportivi professionali di Oristano (UPSP OR), mentre parla della situazione di grande difficoltà con cui devono convivere tutti i soci.

«Siamo una categoria dimenticata – denuncia – da quando il CNR, attraverso i suoi organic tecnici (Consiglio Nazionale delle ricerche) è incaricato di eseguire dei monitoraggi nei mari della laguna, la situazione è diventata insostenibile. Le relazioni inviate al Ministero dell’Ambiente sono infatti molto negative e parlano di carenza degli stock dei ricci di mare, sostengono cioè che il numero di esemplari catturabili, di taglia superiore ai 50 millimetri esclusi gli aculei, non sia sufficiente per dare il via libera alla pesca del riccio. Noi però non siamo d'accordo con queste relazioni: conosciamo la situazione e siamo sicuri che i ricci nelle nostre acque ci siano e anche in quantità significanti, ben superiori a quelle descritte dalla relazioni dei tecnici del Cnr. Appena il tempo lo consentirà, faremo delle ispezioni per dimostrarlo».

I pescatori si aspettano risposte chiare da parte delle istituzioni: «Abbiamo avanzato una nostra proposta nel novembre del 2019 – spiega Bichi – ma il sindaco continua a dirci che dal Ministero non sono arrivate risposte. Siamo nel 2021 e non ce la facciamo più, la nostra situazione economica è al collasso. C'è chi ha affitti e mutui da pagare, ci sono le spese correnti di acqua, luce e gas, dobbiamo mantenere le nostre famiglie e i figli. Avendo una licenza dovremmo avere il diritto di guadagnarci da vivere pescando a casa nostra».

A peggiorare la situazione ci si mette anche l'abusivismo: «Abbiamo avuto di recente delle prove schiaccianti, le retate egli investigatori della Forestale, con tanto di sequestri e sanzioni, che ci sono degli abusivi che vanno a pescare nottetempo. E spesso noi regolari veniamo anche sbeffeggiati e derisi sui social network. Nonostante l'impegno delle forze dell'ordine, che fanno il possibile e ringraziamo, 38 chilometri di costa sono obiettivamente tanti da controllare».

Da qui l'appello al primo cittadino di Cabras, Andrea Abis: «Con volumi e toni alti, se ci è permesso, chiediamo al sindaco, in quanto presidente dell'Area Marina protetta, in assenza di una risposta del Ministero, un'autorizzazione ad hoc perché possiamo riprendere la pesca del riccio. Diversamente c'è il rischio che vengano rimesse le licenze e si alimenti il fenomeno dell'abusivismo, con tutte le conseguenze che questo comporta».

Per i pescatori non c'è tempo da perdere: «Fino ad oggi, passato un mese e mezzo dall'ultimo incontro con il sindaco e il direttore dell'Area marina, non abbiamo avuto risposte. Ora i 6 mesi di pesca del riccio scadono il 17 aprile. Chiediamo che ci facciano lavorare almeno 30 giorni in 6 mesi, con tutte le limitazioni e i controlli del caso. Salviamo almeno il salvabile. Non possiamo trascorrere un altro anno in queste condizioni, soprattutto con la beffa delle pesca di frodo, non certo ridottasi per carenza di pescato».

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