Bimba contesa, sit in in tribunale

Commissione pari opportunità e associazioni protestano per la madre che non può vedere la figlia

ORISTANO. La conferma di quanto sia importante la solidarietà l’ha avuta anche ieri mattina. Davanti al tribunale dov’è imputata per sottrazione di minore per aver tenuto con sé la figlioletta affidata al marito dal quale si è da tempo separata, la madre ha trovato un piccolo comitato di accoglienza. Tante donne, in silenzio e perfettamente distanziate come prevedono i protocolli anticontagio, sono rimaste nel piazzale del palazzo giustizia ad aspettare che il processo, che poi non si è tenuto per l’assenza dell’ex marito a sua volta imputato per lesioni, si celebrasse.

Il tam tam attivato per diramare il messaggio «Non lasciamole sole», lanciato nei giorni scorsi delle componenti della commissione comunale per le Pari opportunità, ma anche le responsabili dello sportello antiviolenza Donna Eleonora e dell’associazione Prospettiva Donna e di Feminas a manu tenta, ha funzionato. Quando, poco prima di mezzogiorno, la madre è uscita accompagnata dall’avvocatessa Cristina Puddu ha avuto un’espressione di grande emozione nel vedere tante donne, alcune a lei fino a ieri sconosciute, che l’attendevano.

La voce rotta dall’emozione le ha permesso di pronunciare appena: «Non ho parole, riesco a dirvi solo grazie». Tesa, mortificata da un rinvio che non si aspettava – l’ex marito che vive a Viterbo con la figlia ha inviato un certificato di malattia che la giudice monocratica Elisa Marras ha accolto, rimandando tutto all’udienza del 5 marzo –, la giovane madre che dopo la separazione è rimasta a vivere in Sardegna, nel suo paese natale in Marmilla, ha raccontato le difficoltà di poter incontrare la figlia, ancora molto piccola e che oggi vive nel Lazio assieme al padre, come, hanno stabilito a suo tempo i giudici.

«Sabato e domenica avrei dovuto essere con lei – ha detto con un filo di voce –, ma tutto è saltato perché oggi ci sarebbe dovuto essere il processo. Ora dovrò fare di nuovo richiesta: non so se mi consentiranno di recuperare il turno perso». Da più di un anno gli incontri fra madre e figlia sono sempre “filtrati”: «Avvengono all’interno di una struttura e alla presenza di altre persone – ha spiegato l’avvocatessa Puddu –, è una situazione tremenda. Alla bambina vengono negati i più elementari diritti stabiliti dalla bigenitorialità. Basti pensare che nei due giorni delle visite, nemmeno può dormire con sua madre».

È proprio la difesa dei diritti della bambina ad aver richiamato l’attenzione della commissione Pari opportunità sulla vicenda. «È una situazione gravissima – ha detto la presidentessa, Pasqualina Pippia – che si riflette soprattutto sulla bambina». Non meno allarmate sono le parole di Katia Atzei, di “Feminas a manu tenta” che definisce la vicenda «paradossale». Una storia difficile, divenuta di pubblico dominio quando, l’intero paese di origine della giovane madre, protestò, cercando di impedire che la bambina fosse riportata nel Lazio.

Ieri, in tribunale, la coppia, si sarebbe dovuta incrociare nella stessa aula, con entrambi i genitori seduti sul banco degli imputati. Il processo infatti scaturisce dall’unificazione di due procedimenti, figli di un reciproco scambio di querele tra di loro. L’ex marito, assistito dagli avvocati Mario Gusi e Marco Valerio Mazzatosta, è accusato dalla donna di lesioni: durante uno dei rari incontri con la figlia, avrebbe fatto partire all’improvviso l’auto, con a bordo la bambina proprio mentre la madre era affacciata al finestrino per dare un bacio alla piccola. Quella manovra avrebbe provocato delle contusioni alla donna che sporse querela nei suoi confronti.

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