Samugheo, controlli nei panifici: in tre finiscono dal giudice

Sono due funzionari del ministero per le Politiche agricole e la figlia di uno di loro. Indicavano alle aziende di contattare lo studio legale della donna per evitare guai

SAMUGHEO. Un suggerimento interessato. Così padre e figlia finiscono nei guai, assieme a un collega di lavoro del primo che, nel tentativo di tirar d’impiccio proprio il collega, si sarebbe a sua volta messo nei guai. Dipendente del ministero per le Politiche agricole e alimentari, Arturo Marongiu, 64 anni originario di Nuoro e residente a Monserrato, è imputato assieme alla figlia Maura, avvocatessa di 36 anni del foro di Cagliari, di abuso d’ufficio – i due sono difesi dall’avvocato Maurizio Scarparo –. Avrebbe infatti sfruttato il suo ruolo di ispettore per convincere i titolari di alcune aziende a rivolgersi alla figlia che avrebbe così sanato delle irregolarità che altrimenti sarebbero potute sfociare in problemi penali.

Era accaduto durante un controllo al Panificio Samughese a Samugheo e al Panificio Su Cantaru a Teti nel 2016. L’ispettore, che prestava il suo servizio per nell’ufficio per la tutela della qualità e repressione frodi, era andato a esaminare, come suo compito, i prodotti dei due stabilimenti. Aveva rilevato delle presunte irregolarità in entrambi i casi nell’etichettatura e in uno dei due controlli anche nella composizione dei prodotti.

Ecco che allora, secondo le accuse che il pubblico ministero Maria Grazia Genoese muove agli imputati, aveva suggerito ai titolari delle due aziende di rivolgersi a uno studio legale che avrebbe risolto il problema ed evitato che la diffida si trasformasse in qualcosa di più grave. Senza specificare il legame di parentela avrebbe quindi fornito il numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica della figlia, la quale ottenne compensi per 1.200 euro e altri 600 li avrebbe dovuti incassare in un momento successivo.

Un terzo episodio sarebbe avvenuto sempre a Samugheo nel panificio di Giovanna Frongia, quest’ultima però avrebbe scelto di appoggiarsi ad un altro legale anziché alla figlia del funzionario e così arrivò la multa per illecito amministrativo con tanto di recriminazione da parte di Arturo Marongiu che disse: «Ve l’avevo detto io che non erano competenti, ve l’avevo detto il numero da chiamare». Fatto sta che qualcosa in questo meccanismo si inceppò e così iniziò un’indagine della polizia giudiziaria per abuso d’ufficio da cui sarebbe scaturito il successivo reato, quello di falso, contestato allo stesso funzionario e al collega Giuseppe Dessì, 58 anni di Serdiana, difeso dall’avvocato Benedetto Ballero. I due avrebbero a quel punto avrebbero certificato che alla ditta Pastificio Samughese era stata notificato un verbale di diffida che conteneva varie prescrizioni. Di quell’atto però non c’è traccia negli archivi, dove invece è stato ritrovato solamente un verbale di constatazione senza che venissero sollevate infrazioni.

Sui meccanismi delle ispezioni ha deposto, davanti ai giudici del collegio presieduto da Carla Altieri – a latere Marco Mascia e Roberta Contu – il funzionario del ministero Renzo Moro. Il processo, per cui il Panificio Samughese si è costituito attraverso l’avvocato Sergio Flore, proseguirà il 13 aprile.

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