I giganti del Sinis trasferiti a Cagliari

Alcune delle sculture esposte in laguna saranno trasportate al Museo archeologico nazionale per il restauro

CABRAS. Era nell’aria da qualche tempo e ieri potrebbe essere arrivata la prima, tacita, conferma: i giganti di Mont’e Prama esposti al museo archeologico verranno trasferiti a Cagliari per il restauro. Si tratta di alcuni esemplari, probabilmente quelli rinvenuti durante le ultime campagne di scavo effettuate nel Sinis, che dovrebbero essere trattenuti nel laboratorio di restauro della Soprintendenza per il tempo necessario al completamento del ciclo di restauro per poi riprendere la strada di casa. Ma quando si parla dei giganti di arenaria, tutto deve essere pesato con le giuste attenzioni. Anche perché nel museo della cittadina lagunare era già stato effettuato un intervento di restauro “a domicilio”.

I protagonisti. Maura Picciau, Soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, preferisce non rilasciare dichiarazioni e declina ogni domanda. Dal Comune di Cabras, invece, l’unico riscontro è la convocazione di una conferenza stampa dal tono sibillino: «Il sindaco Andrea Abis darà delle comunicazioni urgenti in relazione al patrimonio scultoreo Mont’e Prama custodito all’interno del Museo», spiega l’amministrazione in una mail indirizzata agli organi di comunicazione. Niente di più. A livello istituzionale si preferisce giocare una marcatura stretta, perlomeno sino a domani. Poi si vedrà.

Giganti sulla 131. Il trasferimento delle statue, tuttavia, è solo l’ultima puntata di una questione aperta da tempo. Il nocciolo è legato all’esposizione definitiva del complesso scultoreo, assecondata da anni con la decisione di allestire una mostra temporanea dislocata tra Cabras e Cagliari. Una scelta che non ha mai accontentato gli amministratori lagunari, anche perché sulle sponde della laguna di Mar’e Pontis sono rimaste le briciole di quanto ritrovato nel Sinis dal 1974 ad oggi. Anche la comunità culturale ha espresso la sua contrarietà alla decisione di dividere l’esposizione, sottolineando - anche in questo caso a più riprese - la necessità di un’unica esposizione da realizzare in loco. E per questo, il vecchio Museo civico è stato aggiornato e tutt’ora è oggetto di alcuni interventi di ampliamento. Un upgrade che avrebbe il sapore della beffa se poi il ministero decidesse di percorrere un’altra strada. Perché ogni cosa che gravita attorno a Mont’e Prama, diventa misteriosamente complicata e si muove al ritmo di un pachiderma zoppo.

La Fondazione. Nel 2019 i giganti di Mont’e Prama erano una priorità del ministero dei Beni culturali. La sottosegretaria Lorenza Bonaccorsi aveva parlato della “creazione di un brand da portare in giro per il mondo” e dell’intenzione di perseguire “l’intuizione del ministro Franceschini” che prevedeva la nascita di una fondazione che avrebbe dovuto “gestire il prodotto”. Un discorso ufficializzato nel 2017 che però non hai mai trovato conferma nella pratica. Ad ingarbugliare la vicenda ci ha pensato l’emergenza sanitaria, che non ha congelato solo l’affare Mont’e Prama, e l’attuale instabilità politica nazionale che potrebbe complicare tutto ancora una volta. Sul campo, poi, la situazione non è molto diversa. Gli scavi sono fermi da tempo e il sito è congelato, nonostante l’importanza del ritrovamento e le possibili ricadute, anche economiche, che potrebbe avere sulla Sardegna e sull’Oristanese.



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