L’esodo dei medici mette in pericolo anche Ginecologia

La preoccupazione del sindacato Cimo: «Così si chiude» Col calo progressivo dei parti addio al punto nascita

ORISTANO. Domani alle 11.30 nella sala comunale a palazzo degli Scolopi per l’ennesima volta gli amministratori locali del distretto sanitario incontreranno i vertici dell’Ats e della Regione, il commissario Massimo Temussi e l’assessore alla Sanità Mario Nieddu, per ripetere loro il lungo, conosciuto e mai risolto elenco di problemi che caratterizza il sistema sanitario pubblico oristanese.

A dimostrazione che non si parlerà solo delle pesanti condizioni del San Martino c’è la conferma che il sindaco Lutzu, presidente della conferenza di distretto, ha inserito all’ordine del giorno anche i temi legati alla realizzazione del piano vaccinale, i problemi sulla carenza dei medici di base e sulla condizione degli ambulatori di igiene pubblica nel territorio.

Nei mesi passati su questi temi le frasi si alternavano senza sosta: «Ci stiamo lavorando», «Presto avrete la soluzione», «Sono problemi che nascono da lontano», «Stiamo facendo tutto il possibile». Domani i sindaci vorrebbero sentire date e numeri.

Proseguiamo intanto la pubblicazione di una versione ridotta del dossier che il sindacato dei medici Cimo ha presentato agli iscritti e a tutte le parti sociali e che riguarda l’ospedale San Martino.

Ginecologia. Anche questo reparto sconta una grave carenza di dirigenti medici in particolare si sottolinea che dal dicembre 2019 sono 7 i dirigenti medici non più in organico. L’ultimo episodio riguarda un’aspettativa concessa d’ufficio a un medico, il terzo del reparto trasferito d’ufficio. L’organico dell’unità operativa risulta attualmente composto da 10 medici in servizio, ma coloro però che svolgono regolarmente il servizio su sei giorni, garantendo la copertura dei turni per l’intera giornata, sono 8 a tempo pieno e un medico a tempo determinato. Tra questi anche la responsabile facente funzioni. Vi sono diffuse limitazioni professionali di alcuni medici, mentre altri sono destinati ad altri compiti o ad altre Assl. I servizi vengono comunque garantiti, ma con ambulatori per prestazioni dedicate, come isteroscopia diagnostica, patologia ostetrica e gravidanza a rischio, ambulatorio ginecologico dedicato alle pazienti oncologiche, ambulatorio ginecologico e uroginecologico o per interruzioni volontarie aperti solo un giorno a settimana. Non è lontana la sospensione di più servizi a partire dall’ambulatorio ginecologico e di isteroscopia diagnostica, nel caso venisse a mancare un solo medico. In Assl i Consultori e i Poliambulatori prendono in carico solo gravidanze fisiologiche a basso rischio e non effettuano ecografie ostetriche. Le donne in gravidanza saranno costrette a rivolgersi agli ospedali fuori provincia. La conseguenza in breve tempo sarà una riduzione progressiva dei parti con il rischio di chiusura del punto nascita.

Chirurgia. È arrivato recentemente un primario da altra sede – mancava da due anni – e l’organico è ridotto a soli 8 medici di cui uno usufruisce della 104, uno di congedi politici e uno non effettua né turni notturni né soprattutto sala operatoria. La pianta organica dovrebbe essere di 14. È tutt’ora sospesa e mai chiarita dall’ATS la problematica dei tumori alla mammella, con lunghe liste e lunghi tempi di attesa per un intervento, nonostante le sollecitazioni a Regione e ATS. È più o meno lo stesso problema che si riscontra per la chirurgia tiroidea che sarebbe dovuta essere effettuata a Ghilarza, dove ci sono in pianta organica 5 medici, ma è tutto sospeso. Il reparto con questo organico ha drasticamente ridotto il numero di interventi programmati perché impegnato per tutte le 24 ore sulle urgenze, di conseguenza sta perdendo competenze e possibilità di crescita. Ultimamente un medico è stato contattato per un eventuale trasferimento a Nuoro.

Pronto soccorso. I medici in servizio sono 9 tra cui un medico di Ghilarza trasferito a Oristano per la chiusura del punto di primo soccorso del Delogu, l’altra dottoressa trasferita da Ghilarza a Oristano, ha lasciato l’incarico a luglio perché a Oristano aveva un contratto libero professionale e ha scelto di lavorare all’AOU per un tempo determinato. Poi c’è il Pronto soccorso del San Martino che tratta circa 27mila accessi annui, cioè poco meno di 90 pazienti al giorno, ma dove l’Osservazione breve è chiusa nonostante nel 2019 abbia gestito circa 6mila pazienti calcolati sull’arco delle 24 ore e non su 8 come imporrebbe la specificità dell’Osservazione breve. A Oristano su 27mila pazienti circa il 40% era costituito da codici rossi o gialli a cui la notte, dalla seconda ondata di covid, deve fare fronte l’unico medico di turno. È stato più volte chiuso, anche per settimane di fila, per un’affluenza di pazienti Covid che non si è stati capaci di capire e gestire. Adesso di notte vi è un solo medico e quattro infermieri con grave incremento del rischio clinico.(3.continua)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes