La Nuova Sardegna

Oristano

Nessun abuso d’ufficio, l’archiviazione è per sei

di Enrico Carta
Nessun abuso d’ufficio, l’archiviazione è per sei

Il caso del passaggio dell’impianto di trattamento rifiuti al Consorzio Industriale «Corretta l’azione del consiglio di amministrazione, del presidente e del tecnico»

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ORISTANO. Archiviazione per tutti. Il caso dell’acquisizione dell’impianto di trattamento dei rifiuti, pagato 14 milioni e mezzo dal Consorzio Industriale alla Intercantieri Vittadello, è chiuso e si può dire che la decisione fosse nell’aria. Dopo la conclusione dell’incidente probatorio, gli elementi per portare avanti l’inchiesta erano tutt’altro che favorevoli all’accusa e infatti è stato lo stesso pubblico ministero Andrea Chelo a richiedere l’archiviazione qualche giorno fa. Ieri infine è arrivata la decisione della giudice per le indagini preliminari, Silvia Palmas, che ha sposato le tesi dell’accusa e messo definitivamente il caso nel cassetto.

Sotto indagine c’era tutto il precedente consiglio di amministrazione del Consorzio Industriale, composto dal presidente Claudio Atzori, imprenditore di Riola Sardo difeso dall’avvocato Giuseppe Corronca, dall’ex sindaco di Oristano Guido Tendas difeso dall’avvocato Marcello Sequi, dal delegato per il Comune di Santa Giusta, Marcello Caria difeso dall’avvocato Carlo Figus, e dall’imprenditore Giuseppe Giarrusso difeso dall’avvocato Christian Stara. Con loro erano sotto inchiesta sino a ieri per abuso d’ufficio anche Salvatore Daga e Marcello Siddu, rispettivamente responsabile della procedura contestato e presidente del Consorzio Industriale, entrambi difesi dall’avvocato Franco Luigi Satta.

Bisogna riavvolgere il nastro al novembre del 2015, momento in cui l’ente consortile decide di acquisire l’impianto di trattamento dei rifiuti di Masangionis sin lì gestito dalla ditta privata Intercantieri Vittadello, che nel procedimento era tutelata dall’avvocato Guido Manca Bitti. Il costo è notevole, ma chi prende quella decisione prevede che avrebbe avuto un notevole risparmio col passare del tempo e che quindi l’operazione sarebbe andata a vantaggio della comunità. Per il commercialista Nicola Meloni, componente del collegio dei revisori dei conti, la strada intrapresa avrebbe arrecato un danno alle risorse pubbliche, partendo proprio dal prezzo di acquisizione dell’impianto – nell’esposto che presenterà, oltre che di pressioni per esprimere parere favorevole, si farà riferimento a quei 14 milioni e mezzo ritenendoli una cifra spropositata. Secondo il revisore, il Consorzio ne avrebbe potuto spendere circa la metà per cui tutta l’operazione sarebbe stata viziata da un’irregolarità di fondo.

È allora che scatta l’inchiesta che la procura affida al nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza e che porta all’iscrizione delle sei persone sul registro degli indagati . Il pubblico ministero decide però di fare un passo ulteriore e affida a un consulente l’incarico di effettuare una verifica: l’incidente probatorio si conclude in maniera opposta a quanto ipotizzato dall’esposto. Il metodo di calcolo utilizzato per l’acquisizione non era solo corretto, avrebbe anzi portato un notevole risparmio per l’ente che, dal momento in cui ha avviato la gestione in proprio dell’impianto di Masangionis, ha iniziato persino a fare utili. I numeri dicono la verità.

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