«Non ci sono letti covid» resta 10 ore in ambulanza

L’Ats non trova un posto nel resto dell’isola: obbligato il ricovero al San Martino La comunicazione al Pronto soccorso oristanese: «Gli altri ospedali sono saturi»

ORISTANO. È arrivata in ambulanza nel parcheggio del San Martino alle 8 del mattino e da lì non si è mossa per dieci ore perché in nessuno degli ospedali covid della Sardegna c’era un solo letto per pazienti non intensivi che la potesse accogliere. Questa è la risposta data ai medici del Pronto soccorso oristanese dall’Ats. Qualche ora dopo, il tutto si è ripetuto con un secondo paziente. Per entrambi, a quel punto, la soluzione è stata obbligata: i due malati sono stati fatti scendere dall’ambulanza e portati in isolamento nell’area per casi sospetti di covid del San Martino, nonostante fosse stata già acclarata la loro positività. Così l’ospedale, che non rientra tra quelli che devono ospitare pazienti contagiati, si è ritrovato costretto ad aprire le sue porte per non lasciare entrambi in ambulanza per un’intera giornata e magari anche per la notte in attesa che qualche letto per malati covid, in qualsiasi altra parte della Sardegna, si svuotasse.

È l’epilogo di una giornata assurda trascorsa in una barella dentro il mezzo di soccorso parcheggiato nel piazzale di fronte al reparto, in attesa di un posto letto che non si è trovato nei reparti preposti a ospitare i pazienti covid. È il segnale, non il primo, dell’inefficacia o della lentezza con cui, da qualche settimana, sta funzionando il sistema che gestisce i ricoveri per i malati covid.

Il protocollo, deciso dall’Ats alcuni mesi fa, è diverso dal precedente che era valido in autunno e nelle prime settimane d’inverno. I pazienti positivi al covid ora non vengono più dirottati direttamente da Oristano al Santissima Trinità di Cagliari come avveniva nella prima fase. Devono invece attendere che un responsabile chiamato “bed manager”, in italiano dirigente di posto letto, dia l’indicazione sulla destinazione che spetta al paziente. Sino a quel momento, il malato non può fare ingresso in pronto soccorso per evitare di contaminare il reparto, come avvenuto ripetutamente nell’ondata di contagi successiva alla scorsa estate. Deve per questo motivo attendere in ambulanza che il bed manager comunichi la destinazione. Era successo già nei giorni scorsi, ma mai per così tanto tempo e comunque alla fine un posto lo si era trovato.

Non ieri, quando per dieci ore, la risposta dell’amministratore di posti letto all’Assl di Oristano e quindi al Pronto soccorso del San Martino e al personale dell’ambulanza è stata sempre la stessa, un ritornello che spaventa perché ripeteva che non c’erano letti disponibili in altri reparti covid della Sardegna, per cui la paziente doveva rimanere lì sino a che lo stesso bed manager non avesse dato l’indicazione sul letto da occupare. Alla fine il via libera è arrivato attorno alle 18.30, ma diverso da quello che ci si attendeva e quando all’ospedale San Martino già un’altra ambulanza aveva portato il nuovo malato di covid nel parcheggio del Pronto soccorso per iniziare la stessa trafila. In attesa di una telefonata che dicesse dove lo si dovesse portare.

Sono segnali chiari del fatto che qualcosa non sta funzionando. Per prima cosa non è chiaro il motivo per cui l’Unità di continuità assistenziale, che dovrebbe essere intervenuta nella prima fase, abbia inviato l’ambulanza con il malato all’ospedale, visto che il protocollo prevederebbe altrimenti. Poi c’è da chiedersi cosa sia accaduto dopo e come sia possibile che una persona possa restare dieci ore in attesa di una risposta per conoscere in quale ospedale debba essere ricoverata. La cosa più grave però, a questo punto, è che quel letto non ci sia mai stato.

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