Vaccini, il lavoro prezioso dei volontari

In quaranta sempre pronti a dare supporto all’Assl e ai tanti pazienti che si concentrano al Palasport di Sa Rodia

ORISTANO. «Scusi, quanto devo rimanere ancora qui?». Quando, l’anziana signora seduta nell’area di osservazione, dove chi è stato vaccinato, per precauzione, vien fatto sedere prima di andar via, vede passare quel giovane alto con la divisa rossa a strisce bianche del volontariato, lui si china subito su di lei. Ha un tono gentile quando chiede alla signora «Quando è stata vaccinata?» e lo è altrettanto quando lei gli risponde «Venti minuti fa». Sorride il ragazzo: «Certo che può andare, la accompagno io». Escono insieme, lui che spinge la sedia a rotelle sulla quale è seduta la signora che non smette di ringraziarlo. Poi si salutano e lui un istante dopo è già ai cancelli d’ingresso a indicare ad un anziano signore il breve percorso verso l’accettazione.

All’hub vaccinale di Sa Rodia i volontari di Prociv Oristano e Lavos sono continuamente impegnati. Nella struttura dove tutti i giorni, domeniche comprese, dalle 8.30 del mattino alle 8 di sera, non hanno un attimo di sosta. Nel cortile del palazzetto si occupano dell’accoglienza e di fornire informazioni. «Quando sarò vaccinato? Al mio paese tutte le coetanee di mia moglie sono già state chiamate, tutte tranne lei: sa dirmi perché?», sono solo alcune delle domande che si sentono rivolgere i volontari. All’ingresso del palazzetto dello sport, sono loro a preoccuparsi di far rispettare le norme igieniche, le distanze e a misurare la temperatura di chi accede. All’interno, poco distante dall’accettazione dove opera il personale dell’Assl, su un bancone ci sono sempre loro, i volontari, ad aiutare gli utenti a compilare i moduli, a stampare fotocopie, a indicare le postazioni per la somministrazione e i percorsi da seguire, dall’ingresso all’uscita, a sorvegliare che chi è stato appena vaccinato non abbia malori.

Una presenza discreta, la loro, ma indispensabile. È un presidio che consente di assicurare lo svolgimento senza intoppi della campagna vaccinale. «È un impegno importante che abbiamo assunto moto volentieri», dice Raffaele Erbì, presidente della Prociv Arci di Oristano, che racconta come siano stati sempre loro a sistemare il cortile, rasando le erbacce per creare i percorsi esterni, piazzato le transenne e sistemato le sedie di plastica dove, i pazienti attendono il loro turno. Ieri era una bella giornata di sole, senza vento. Felice Bifulco, tesoriere della Lavos, mostra i gazebo sistemati nel cortile, dove due anziani hanno trovato un po’ di ombra. «I primi giorni non c’erano ed era davvero disagevole per le persone, nelle giornate di pioggia, dover attendere fuori senza un minimo di riparo – racconta –. Tra l’altro in questa prima fase si tratta soprattutto di anziani e poi ci sono le persone fragili che stanno convocando in questi giorni, per cui il nostro ruolo è anche quello di cercare di limitare i disagi per i pazienti. Insomma, c’è tanto da fare».

La gente continua ad arrivare e i volontari ai cancelli forniscono informazioni. C’è chi chiede se potrà trattenersi, a fine giornata: «Non è il mio turno, però se è avanzata una dose, potrei essere vaccinato anche io». Erbì e Bifulco sorridono: «Non è una risposta che spetta a noi dare – dicono –. Facciamo del nostro meglio. A volte, capitano anche persone adirate perché devono ancora aspettare la convocazione che non sanno quando sarà. Allora tentiamo di rassicurarli e se sollevano la voce e si rivolgono a noi in modo poco cortese capiamo che la loro sia una situazione difficile, ma li invitiamo a placarsi».

Intanto arriva un signore anziano in automobile: «Mia moglie non può camminare come devo fare?», chiede. Il volontario corre in suo soccorso: la giornata è ancora lunga.

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