Porticciolo il Comune batte cassa in Regione

Presentata la richiesta per riavere i soldi in autunno tolti per i ritardi nei progetti Faedda: «Appena li riavremo si procederà con gli appalti, speriamo per lotti»

ORISTANO. Da una parte il mercato civico, dall'altra il porticciolo di Torregrande. Queste le due opere pubbliche considerate decisive dal sindaco Lutzu e dai suoi collaboratori per chiudere nel migliore dei modi il mandato.

Anche per il porto turistico si attende un segnale dalla Regione, che ad agosto aveva ritirato il finanziamento per il progetto da 5,2 milioni legato alla messa in sicurezza e riqualificazione delle opere a terra e basato sul mutuo infrastrutture contratto dalla Ras con Cassa Depositi e Prestiti. «La richiesta di rifinanziamento è già stata inoltrata da tempo – spiega il consigliere comunale con delega al porticciolo Luca Faedda – anche recentemente gli uffici di Cagliari ci hanno garantito che la rimodulazione del mutuo infrastrutture è in corso. Non appena ci dicono che il finanziamento è ristabilito, siamo pronti ad andare in appalto». Il progetto da 5,2 milioni riguarda appunto la messa in sicurezza delle opere terrestri, ma i problemi del porticciolo non si esauriscono lì. C'è la questione del fondale, troppo basso per garantire l'accesso ai natanti da diporti di medie e grandi dimensioni, e quella relativa alla riorganizzazione degli spazi e alla separazione definitiva dei moli riservati ai pescherecci da quelli per i diportisti. Queste due partite rientrano in un secondo progetto, la cui redazione è stata da poco affidata in appalto a un raggruppamento di professionisti e imprese: «Si tratta di un percorso più lungo – prosegue Faedda – perché di mezzo ci sono anche le procedure di valutazione dell'impatto ambientale, di cui si stanno occupando i progettisti». Al centro dello studio c'è proprio il dragaggio del fondale, che è l'attività più costosa, soprattutto se si dovesse perseguire la strada del conferimento in discarica dei fanghi in eccesso: «I progettisti valuteranno anche soluzioni alternative al conferimento integrale in discarica, come il lavaggio e il riutilizzo della sabbia nella colmata. Ovviamente sono solo ipotesi che si vedranno in futuro».

Al momento non sono disponibili risorse, ma il completamento dell'iter progettuale potrebbe sbloccare la situazione.

«Una volta ottenute tutte le autorizzazioni, la Regione e le altre autorità competenti potrebbero finanziare dei lotti funzionali, consentendoci di avviare i lavori». L'operazione, come è facile intuire, è fondamentale.

La messa in sicurezza delle opere a terra, infatti, da sola non può bastare per consentire il rilancio dell'infrastruttura portuale, l'unica di una certa importanza fra Bosa e la costa dell'Iglesiente, che è rallentato proprio dalle difficili condizioni di accesso dovute all'insabbiamento del fondale e dalla attuale ripartizione dei moli fra pescherecci e diportisti.

Davide Pinna

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