Gli indipendentisti di Liberu contro i medici in affitto

GHILARZA. Si allarga il movimento di opinione che considera l’esternalizzazione del punto di primo intervento di Ghilarza come il campanello di allarme di un processo orientato alla privatizzazione...

GHILARZA. Si allarga il movimento di opinione che considera l’esternalizzazione del punto di primo intervento di Ghilarza come il campanello di allarme di un processo orientato alla privatizzazione della sanità pubblica e che ravvisa in quest’operazione la mancanza di volontà della politica regionale di affrontare il problema alla radice con una programmazione di lungo periodo.

Nel dibattito pubblico si sono inseriti gli indipendentisti di Liberu, convinti che la riapertura del presidio d’emergenza sia solo uno specchietto per le allodole, non in grado di esaudire le richieste delle comunità locale a cui ha dato voce il Comitato civico in difesa del Delogu. «Da anni l’ospedale di Ghilarza si vede ridimensionato nei reparti e nei servizi e ora il suo punto di primo intervento viene gestito in forma privata da una società vicentina che può garantire le prestazioni solo per i codici bianchi e verdi.

Per trattare qualcosa di più grave di un taglio superficiale ci si deve comunque recare a Oristano, esattamente come prima», lamentano gli esponenti della sezione territoriale di Fordongianus. L’unica differenza sarebbe quindi nel costo altissimo di un milione per un anno di servizio. Per gli esponenti di Liberu è in atto il tentativo di demolire la sanità pubblica: «Si sta sferrando l’ultimo colpo di accetta per troncarla definitivamente e trasformarla in un affare puramente economico e privato, dove il ticket su base reddituale sarà sostituito da una carta assicurativa con cui potrà garantirsi le cure solo chi avrà i soldi per ricaricarla», paventano gli indipendentisti.

Il caso del Centro di emergenza territoriale è emblematico secondo gli attivisti della sezione intitolata a Eleonora d’Arborea, che rilevano un forte squilibrio negativo nel rapporto costi-benifici prodotto dal funzionamento del servizio.

«Questa sperimentazione costa parecchio alle casse pubbliche», rimarcano gli indipendentisti, sottolineando: «A parità di retribuzione tra un medico cosiddetto in affitto e uno specialista alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale vi è una discrepanza della metà delle ore di lavoro».

La differenza è legata al fatto che, oltre al compenso per i medici in servizio, c’è da pagare anche la ditta che garantisce che lo stesso servizio sia attivo.

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