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«Non era un ente pubblico, assolvete gli imputati»

Concluse le arringhe difensive al processo contro i vertici del Gal Terre Shardana Per gli avvocati la norma da seguire è quella delle imprese commerciali


19 maggio 2021 di Enrico Carta


ORISTANO. La battaglia giudiziaria si gioca su un confine sottilissimo. L’esito del processo contro le presunte spese allegre attribuite ai vertici del vecchio Gal Terre Shardana è legato alla classificazione giuridica del Gruppo di azione locale: è un ente di diritto pubblico o, come sostengono le difese, un ente di diritto privato? Fa tutta la differenza del mondo perché quello è il confine tra il reato di peculato e una semplice cattiva gestione degli affari da cui poi è derivato un fallimento. Né più né meno di quanto accadrebbe con una qualsiasi attività privata.

Eccole allora che tornano sul tavolo argomentazioni in parte già affrontate nella prima delle due udienze dedicate alle arringhe difensive, dopo che il pubblico ministero Armando Mammone aveva sollecitato la condanna di tutti gli imputati. Aveva chiesto otto anni per l’ex presidente del Gal, Antonello Solinas; sei per Maurizio Cucchiara, allora responsabile finanziario della società; quattro e mezzo per Monica Deias, moglie di Solinas; tre per i consulenti Valentino Brunzu e Tiziana Tirelli. Gli avvocati Mario Gusi, Katia Ledda e Riccardo Crovi che difendono questi ultimi due avevano già esposto le loro motivazioni contrarie a tale richiesta e sollecitato l’assoluzione. Ieri è stata la volta delle avvocatesse che assistono gli altri tre imputati.

Si è partiti da Debora Urru che difende l’ex responsabile finanziario del Gal Maurizio Cucchiara. Ha affermato che il pubblico ministero e tutta la tesi accusatoria non chiariscono chi materialmente abbia effettuato i bonifici, attraverso i quali venivano riconosciuti i rimborsi che sono ritenuti ingiustificati e non legati all’attività del Gal. Sono, tra le altre, le famose spese per viaggi, rifornimenti di carburante, pernottamenti in albergo in giorni in cui l’attività del Gal sarebbe stata ferma, pranzi e cene in ristoranti e pizzerie, persino acquisti di ceste regalo e formaggio casizolu.

Le credenziali per aver accesso al conto corrente bancario erano in possesso di molte persone, ma ha anche sottolineato come la gran parte di quei pagamenti fossero assolutamente giustificati perché indirizzati a cooperative o aziende o privati che per il Gal avevano davvero svolto la loro opera. Ha poi messo in evidenza quello che è l’aspetto cruciale su cui tutti i difensori si sono soffermati ovvero la tipologia giuridica entro la quale bisogna collocare il Gal. È il discorso che poi è stato ripreso ampiamente dalle avvocatesse Veronica Dongiovanni e Luisella Pani, difensori di Antonello Solinas e di sua moglie Monica Deias. Al bilancio del Gal partecipavano sia enti pubblici che partner privati – questi in quota del 70% –, motivo per cui l’attività era divisa in due tronconi. Da un lato c’era quella legata alla parte pubblica, dall’altro quella commerciale che avrebbe dovuto funzionare e seguire le stesse regole a cui fanno riferimento tutti i soggetti di diritto privato. In tal caso, la giustificazione di alcune spese sarebbe da considerarsi assolutamente lecita.

Al di là di questa distinzione, che per le difese farebbe cadere ogni accusa e dovrebbe quindi portare all’assoluzione, l’avvocatessa Luisella Pani ha anche letto una breve dichiarazione di Monica Deias. La moglie dell’ex presidente del Gal ha affermato di non essere a conoscenza di dettagli dell’attività e di aver solo partecipato ad alcuni eventi promossi dal Gal, di non aver mai incamerato gli assegni che di persona aveva versato in quanto componente della delegazione.

Non restano che le repliche e la sentenza che verrà pronunciata il 28 settembre.

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