Antidoping alla Sartiglia 2018, la deposizione dell’ex questore

ORISTANO. Ancora lui. L’ex questore Giovanni Aliquò ruba la scena dell’udienza: è la prima con testimoni in uno dei vari processi nati dopo il pasticcio della Sartiglia del 2018. In questo si parla...

ORISTANO. Ancora lui. L’ex questore Giovanni Aliquò ruba la scena dell’udienza: è la prima con testimoni in uno dei vari processi nati dopo il pasticcio della Sartiglia del 2018. In questo si parla delle procedure antidoping tanto contestate e nate «perché da settembre ero a conoscenza della presenza del gruppo degli “Allegroni” ovvero un insieme di cavalieri che, non solo faceva uso di droghe, ma aveva come forma iniziatica quella dell’assunzione di stupefacenti».

È da qui che hanno origine le decisioni che poi condizionarono la giostra, le successive indagini e il processo per cui, dopo alcuni patteggiamenti e tre non luogo a procedere, sono davanti alla giudice Serena Corrias i cavalieri Gianluca Russo, Roberto Pau e Giuseppe Frau e l’ex componente della Fondazione Sartiglia, Marzio Schintu. Il procuratore Ezio Domenico Basso li accusa di sostituzione di persona. Tramite un accordo, sapendosi puliti, avrebbero finto un’identità diversa e si sarebbero presentati ai medici della Nado al posto di altri cavalieri per evitare che venissero riscontrate le eventuali positività di questi ultimi.

Il primo testimone è stato il dirigente della Squadra Mobile della polizia, Samuele Cabizzosu, la cui deposizione è servita per chiarire che le firme apposte sul modulo dell’antidoping erano differenti da quelle sull’autocertificazione sottoscritta dai cavalieri. Da qui iniziarono i sospetti sulla possibilità di un intrigo messo in piedi dagli stessi cavalieri.

È stata però la deposizione di Giovanni Aliquò la più animata, perché è andata incontro alle contestazioni degli avvocati difensori Gianfranco e Adriano Sollai, Carlo Figus, Lorenzo Soro e Guido Manca Bitti. L’ex questore ha spiegato di aver preso la decisione di effettuare i controlli per tutelare l’incolumità di cavalieri e pubblico, spiegando poi che l’antidoping era previsto dall’ordinanza Martini. Il funzionario della polizia ha poi chiarito che fu la Fondazione a scegliere il luogo in cui effettuarli e cioè nello spiazzo di consegna delle spade, «anche se all’ultimo momento ci negò il locale e fummo costretti a recuperare un camper della polizia».

Il dibattimento si è acceso ancora di più di fronte alla richiesta della difesa di svelare quali erano gli accordi sul momento in cui effettuare i controlli e come furono scelti i cavalieri da testare. L’ex questore ha affermato che si dovevano svolgere dopo la corsa alla stella, anche se poi furono eseguiti nel bel mezzo delle varie discese. Ha anche detto di aver scelto i cavalieri da testare sulla base di precedenti di polizia o pregiudizi di polizia e incidenti in passate edizioni della Sartiglia. Gli avvocati gli hanno allora ricordato che nell’altro processo in cui è parte offesa aveva affermato che la scelta era stata casuale.

La prossima udienza si svolgerà l’8 febbraio. (e.carta)

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