Seneghe, la medaglia d’onore al soldato eroe

Salvatore Mastinu salvò i suoi commilitoni dalla fucilazione a Creta

SENEGHE. Alla presenza delle più alte cariche religiose, civili e militari della città e della Provincia di Brescia, i parenti del seneghese Salvatore Mastinu, classe 1907, il 2 giugno, hanno ricevuto la medaglia d’Onore che lo Stato assegna ai cittadini vittime delle deportazioni e degli internamenti della seconda guerra mondiale.

Come molti giovani, lasciò il paese natale alla fine degli anni ’20 per arruolarsi nella Regia Aeronautica. Ad animare la scelta, oltre allo spirito avventuroso innato, era stata la voglia di conoscere e confrontarsi con altre realtà. Ma la vita nell’arma azzurra non aveva soddisfatto le sue aspirazioni, così dopo pochi anni di servizio la lasciò per arruolarsi nella Guardia di Finanza, nel cui Corpo prestò servizio prima a Ponteba, al confine italo austriaco, e successivamente a Vittorio Veneto. Alla fine degli anni ’30, date le sue capacità e la voglia di migliorare il proprio bagaglio culturale, i suoi superiori lo trasferirono a Roma, dove frequentò il corso per sottufficiali. Una volta conseguito il grado di Sotto Brigadiere e il diploma di ragioniere, venne inviato a Gardone, nella provincia di Brescia, dove conobbe la moglie Lina.

Il progetto di vita in comune però rimase in sospeso a causa della guerra. «Papà fu prima destinato al confine jugoslavo, poi gli fu assegnato un comando di stanza a Creta dove, dopo l’8 settembre 1943, venne fatto prigioniero dai tedeschi i quali, per rappresaglia contro gli italiani rei di aver firmato l’armistizio, volevano fucilare lui e i suoi uomini – spiega la figlia Maria –. Si oppose fermamente a tale decisione, e, pur di salvare la vita dei suoi soldati si offri al plotone di esecuzione al posto loro».

Non venne passato per le armi, ma internato nei campi di prigionia, dove imparò a convivere con stenti e difficoltà di ogni genere. Rimase oltre un anno nei campi greci e un altro anno in quelli algerini. In Italia rientrò nel 1946 e riprese servizio a Milano. Nel 1949 sposò Lina, che l’aveva atteso per nove anni. «Questo riconoscimento – spiega Maria Mastinu – premia il coraggio e i sacrifici sostenuti da mio padre in quel periodo. La durezza della prigionia aveva lasciato in lui ricordi indelebili, dei quali mi parlava sempre con commozione. E quando raccontava i suoi occhi si arrossavano e non riuscivano a nascondere il dolore». La sua storia, come molte altre, è stata riportata alla luce grazie alle ricerche, caparbie e certosine, condotte negli archivi romani delle Forze Armate dal maresciallo dell’aeronautica in pensione, Giovanni Fenu. Appassionato di storia militare e delle vicende belliche in particolare, da anni si occupa di recuperare alla memoria collettiva le storie dimenticate dei sodati sardi. Salvatore Mastinu, già Cavaliere al merito della Repubblica, si stabilì a Brescia, dove morì il 1° marzo del 2000.

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