«Francesco si è confidato: aveva paura»

Al processo per l’omicidio di Roberto Vinci a Genoni depone la fidanzata dell’assassino Francesco Fadda, reo confesso

GENONI. «Francesco non avrebbe mai ucciso, se non per paura che potesse accadere qualcosa a se stesso, alla fidanzata o alla famiglia di lei». Le parole di Roberto Sedda, testimone al processo per l’omicidio di Roberto Vinci, potrebbero segnare un punto in favore della difesa. È sempre stata questa, la paura, appunto, che la vittima potesse fargli del male, la giustificazione data da Francesco Fadda, il 25enne accusato e reo confesso di quel delitto. Roberto Sedda era amico della vittima ma anche dell’imputato. «Francesco ogni tanto mi aiutava ad accudire gli animali», ha riferito Sedda che ha raccontato come Vinci, che era stato anche in una comunità terapeutica, avesse ormai chiuso con il bere e che la sua vita la trascorresse lavorando in campagna. Quella sera, infatti, quando, in bicicletta, venne raggiunto dalle due fucilate mortali, stava rientrando dal suo podere. La paura verso quell’uomo di 48 anni, quasi venti dei quali, trascorsi in carcere per l’omicidio, durante un tentativo di rapina, del benzinaio di Ales, Bruno Tuveri, pare la nutrissero anche altri a Genoni. La conferma è arrivata dalla fidanzata di Francesco Fadda, Erica Mallocci, che rispondendo alle domande dei giudici della corte d’Assise del tribunale di Cagliari (presidente Giovanni Massidda, a latere Stefania Salis), ha però detto che conosceva la vittima ma di non averci mai parlato. La ragazza però sapeva che qualcosa non andava: «Francesco mi disse di aver paura di una persona»: ha risposto al pm quasi sottovoce. Per lei, chiamata a testimoniare al processo a carico del suo fidanzato, ieri è stato un giorno durissimo. Gli sguardi dei due giovani, lui seduto accanto all’avvocato Luigi Porcella che lo difende assieme al collega, Francesco Marongiu (la famiglia di Vinci è invece rappresentata dall’avvocato Alberto Curreli) lei, davanti al banco dei testimoni, si incontrano più volte durante la deposizione. Attraverso le domande del pm, e dell’avvocato Marongiu emergono i tratti di una relazione che dura da sei anni. Francesco, che Erica definisce «un ragazzo dal carattere molto chiuso», era andato a vivere a casa della fidanzata. Il giovane non aveva rapporti con la sua famiglia d’origine. «Dunque eravate voi la sua famiglia?», le chiede l’avvocato Luigi Porcella ed Erica, risponde di sì e conferma che le condizioni economiche del suo ragazzo, che andava avanti con lavoretti occasionali, non erano buone e alla domanda precisa del legale lei risponde «No, non mi ha mai fatto regali importanti». L’udienza è continuata con le deposizioni di alcuni abitanti di Genoni che conoscevano sia Fenu che Vinci e con quelle dei medici del serd di Ales, dove la vittima da tempo era in cura. I medici che avevano visitato Roberto Vinci poco tempo prima che venisse ucciso, hanno confermato che in quel periodo, lui non stesse male e che avesse chiuso con l’alcol. Si torna in aula il 28 giugno con altri testimoni della difesa.

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